NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

sabato 27 giugno 2015

Edicola n. 28


Questa è l'Edicola Votiva n. 28 e si trova in contrada Liano a pochi chilometri dal centro di Piazza verso Mirabella Imbaccari. Dedicata a San Giuseppe con Gesù Bambino in braccio, è custodita dentro una costruzione in muratura abbastanza robusta, probabilmente della metà del secolo scorso. La contrada Liano, che nei documenti appare in altre 4 forme (Eliano, Aliano, Alliano e Leano), è famosa perché nel 1089 il Gran Conte Ruggero vi installò una colonia di emigranti provenienti dalla Lombardia. In questo modo, quello che sino a qualche anno prima era stato un semplice accampamento fortificato, si trasformò in un borgo fortificato lombardo. Questo centro abitato è tra quelli ribelli che subirà la completa distruzione nel 1161 da parte di re Guglielmo I. 
Circa quattro secoli dopo, nel 1586, il Venerabile agostiniano Andrea Guasto di Enna vi fondò il romitorio di Santa Maria della Concezione, sul podere donato dal nobile piazzese Giuseppe Triolo dei baroni di Gerace e Geracello nonché giudice della Corte Pretoriana di Palermo.
I monaci agostiniani riformati chiamati Centurpini, si trasferirono quarant'anni dopo, nel 1625, al convento della Madonna della Neve sito nel vecchio quartiere Monte, dove costruirono anche la chiesa arrivata sino ai nostri giorni.
Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

lunedì 22 giugno 2015

Soluz. Aguzzate la vista n. 23

Eccovi dove si trova la lapide in marmo con la scritta di epoca fascista cancellata, insieme ai fasci che l'ornavano, a colpi di scalpello subito dopo la fine del conflitto mondiale nel 1945 (esiste qualche testimone oculare dell'evento). Nonostante questo, in controluce restano evidenti i segni della lunga frase di cui possiamo soltanto immaginare i toni perentori e retorici. 
Il palazzo è la sede del municipio, prima ancora fu monastero dei Benedettini e, prima ancora, palazzo delle nobili famiglie Tirdera, Cagno e Villanova. E' proprio di queste due ultime famiglie lo stemma sottostante la lapide. 
Il locale in basso, prima di essere l'odierno "Caffè del Centro" e "Bar Sport", ospitava il salone per barbiere del Sig. Garigliano e, prima ancora, il Corpo di Guardia daziaria. 
L'altra lapide in marmo che sovrasta l'ingresso al chiostro e lo stemma dei Benedettini Cassinesi con la scritta "Pax" sparita quasi del tutto, doveva ospitare un'altra frase ma più breve, senza la cornice in marmo e senza i fasci laterali.
Gaetano Masuzzo/cronarmerina

mercoledì 17 giugno 2015

Aguzzate la vista n. 23

 

Questa è una lapide dove una volta c'era scolpita una frase che sarebbe stata interessante conoscere, ma è stata cancellata con lo scalpello per sempre.

 

Dove si trova?

 

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

domenica 14 giugno 2015

Maestro di musica Orlando


Sabato 30 maggio 2015 a Piazza Armerina è stata intitolata una via a Roberto Orlando (la cerimonia nella foto in basso). Maestro, direttore e compositore nacque a Bari il 13 giugno 1913 e, figlio d'arte, dedicò la sua vita alla musica. La dote artistica l'ereditò dal padre Francesco Paolo, dallo zio Nicola e da tanti altri maestri presenti nel suo albero genealogico sin dall'Ottocento. 
Diplomatosi al conservatorio di Salerno, cominciò la sua carriera di maestro nel 1934 dirigendo gruppi bandistici strumentali di un certo rilievo e in varie località del Meridione d'Italia. Tra questi l'orchestra del distaccamento americano a Bari nel 1945 e, sempre a Bari, l'orchestra del comando inglese nel 1946. Successivamente guidò le bande musicali in diverse cittadine della Sicilia orientale come Mineo, Pachino, Capizzi, Centuripe, Vallelunga e Aidone. Inoltre, insegnò Musica presso le scuole medie di Valguarnera, Pietraperzia, Leonforte e Piazza Armerina. 
Le sue direzioni e le sue composizioni possono annoverarsi tra le più prolifiche ed esaltanti del periodo, con diversi riconoscimenti e onorificenze di carattere musicale. Sposato con Angela Signorelli ebbe tre figli, Francesco Paolo, Adriana e Vincenzo. Morì nella nostra Città il 25 novembre del 1980. 
 Gaetano Masuzzo/cronarmerina

mercoledì 10 giugno 2015

Edicola n. 27


L'Edicola Votiva n. 27 si trova sotto il piano del Duomo in via San Marco. Come si vede nella foto in basso, la piccola edicola è inserita nell'alto muro di contenimento della grande piazza Cattedrale, quello rivolto a Nord. La via poi prosegue sino a incrociare la via Misericordia, dove esisteva, appunto, la chiesa di San Marco Evangelista*, trasformata in seguito in abitazione. Se non fosse per quella specie di veranda moderna e/o gabbiotto (biglietteria?) in ferro color grigio perla, che si protende verso l'antica strada che, oltretutto, conserva la lastricatura in pietra da taglio locale tipica di Piazza, sarebbe un piacevole scorcio del centro storico. 
L'edicola è dedicata con un'immagine cartacea alla vicina Maria SS. delle Vittorie ed è protetta da una serie di ciaramitte (laterizi-coppi delle nostre parti) sostenute da una tavola in legno che poggia su due mensole di ferro. Il tutto è sovrastato da una "simpatica" scatola di derivazione che porta l'elettricità al vicino lampione.

*Esisteva un'altra chiesetta dedicata al Santo Evangelista nell'omonima contrada.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina      

domenica 7 giugno 2015

1925 Giochi di prestigio ciaccési/2

Piano Duilio, anni 30
Gioi d' prestig (II parte)

Guardè, guardè, carusgi,
Cost'autr quant'è beu!
A n volu d'a cusgina
Va sfonna nô capeu

E vòl'nu cassati,
Buttigghji cu b'cchéri
E chìcch'ri e gialati,
Stucci e calamaréri.

Talè dd' panza rossa
S'a fa tutta d' cörsa,
Nô mentri cörr' e vola
Gghj' va sculann' a börsa.

Ma cösti su prestigi,
Su veru maravégghi:
Tutt' ch' scappa e vola
E sfönna nei capégghji.

Sarà davveru m'racu
D'u nostr' sant' Luca,
Siddu nun vola puru
L elm' d'u nostr' Duca.

Carmelo Scibona
(U Cardubu, 1935)

Guardate, guardate, ragazzi, /Quest'altro (galletto) quant'è bello, /D'un solo volo, dalla cucina /Va a sprofondare nel cappello... /E volano cassate, /Bottiglie con bicchieri /E chicchere e gelati, /Astucci e calamai. /Guarda quel pancia-grossa / Se la fa tutta di corsa, /Nel mentre corre e vola /Gli va scolando la borsa. /Ma questi son giochi di prestigio, /Sono vere meraviglie: /Tutto che scappa e vola /E scompare nei cappelli. /Sarà davvero miracolo /Del nostro san Luca, /Se non vola pure /L'elmo del nostro Duca.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

sabato 6 giugno 2015

1925 Giochi di prestigio ciaccési/1

Inaugurazione monumento ai caduti al Piano Duilio, giugno 1925
Per la serie "non è tutto oro quello che luccica" Vi invito a leggere un retroscena dell'inaugurazione del nostro monumento ai caduti nel giugno del 1925.

"Nel 1924 i cittadini (n.d.r. piazzesi))  per un intento beneficiario raccolsero dei fondi per devolverli a sollievo dei meno abbienti riducendo i prezzi di acquisto del grano, che normalmente costava L. 40 al tumulo. L'autorità superiore non credette opportuno un provvedimento isolato in una materia che poteva rivestire carattere di ordine pubblico e inviò un telegramma di proibizione. Essendosi presentata in quel frattempo un'occasione patriottica (l'inaugurazione del monumento ai Caduti - n.d.r. l'anno successivo) con l'augusto intervento del Duca di Pistoia (n.d.r. Filiberto Ludovico di Savoia 1895-1990), le oblazioni furono devolute a miglior fasto della ricorrenza, che si concretò anche in una festa vittuaria nella sala del consiglio comunale. Il luogo pubblico eccitò i presunti diritti dei cittadini meno abbienti o più golosi ad approfittare delle tavole imbandite. Il poeta satireggia la graziosa pirateria, in cui avrebbe corso rischio lo stesso elmo del Duca."
C. Scibona a cura di S. C. Trovato, I mì f'ssarì - U Cardubu, 1997, nota al titolo della poesia a p. 144.

Gioi d' prestig (I parte)

Currè, currè, carusgi,
S' döna già pr'ncìpiu,
V'dè chi gran sp'ttàculu
Ch'avöma ö Mun'cipiu.

Guardè, guardè, cuménza
A sfida d' Barletta;
Su tutti ch' cumbàtt'nu
A coppi d' bruccetta.

Talè, talè ciù annintra,
Chi gran pr'st'giaöri;
Fanu vulè i gaddetti
D'intra d'i cazzalöri!
(continua)
 
Giochi di prestigio /Accorrete, accorrete, ragazzi, /Si dà già principio, /Vedete che gran spettacolo /Che abbiamo al Municipio. /Guardate, guardate, incomincia /La sfida di Barletta; /Son tutti che combattono /A colpi di forchetta. /Guarda, guarda più in dentro, /Che gran prestigiatori, /Fanno volar via i galletti /Da dentro le casseruole!

Gaetano Masuzzo/cronarmerina     

martedì 2 giugno 2015

Edicola n. 26

L'Edicola Votiva n. 26 è quella che si trova presso l'atrio del Palazzo Trigona di via Floresta. Chissà da quanto tempo esiste con quell'immagine dipinta della Madonna (forse con Bambino, non si distingue bene) sopra quell'antica porta che si apre verso un'ala del palazzo Settecentesco di cui è rimasto ben poco e che esisteva prima di quello della Floresta in piazza Duomo. Era sempre della famiglia Trigona, ma del ramo dei baroni di San Cono, tra i primissimi di questa nobile casata. 
Il primo esponente dei baroni di S. Cono fu nel 1561 Trigona Giovanni Andrea, giurato di Platia che acquistò il feudo quell'anno da Giovanni Branciforti di Mazzarino conte di Garsiliato (allora proprietario anche del borgo Casalotto).
Quando il Trigona morì nel 1591, fu seppellito nella chiesa di Santa Maria di Gesù, mentre il figlio Giuseppe, barone di Cimia (1552-1613), è seppellito nella III cappella a sx della chiesa di S. Pietro. 
  
Gaetano Masuzzo/cronarmerina