NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

mercoledì 30 luglio 2014

Cavalieri di S. Giacomo d'Altopascio

In epoca medievale la lettera Tau dell'alfabeto greco, che corrisponde alla nostra T, si carica di una valenza simbolica potentissima, richiamando in maniera evidente la struttura della croce: il braccio verticale è lo stipes, il palo innalzato sul Golgota; il braccio orizzontale è il patibulum, cioè l'elemento che, legato sopra la schiena agli omeri, alle braccia e ai polsi del nazzareno, fu da questi portato lungo la via del Calvario. Sul luogo dell'esecuzione i due elementi furono uniti formando una gigantesca T. Fu proprio all'ombra di questo simbolo e ben consci delle sue implicazioni che, un giorno imprecisato dell'XI secolo, un pugno di nobili lucchesi fondò l'Ordine Ospitaliero dei Cavalieri del Tau, uno dei più antichi ordini cavallereschi d'Europa*. La tradizione narra che furono dodici i cavalieri, come gli apostoli, ma non esiste un riscontro storico. La prima notizia certa, invece, risale a un atto di donazione datato 2 agosto 1084, in cui si fa riferimento a un ospizio ubicato loco et finibus ubi dicitur Teupascio, riferendosi al luogo conosciuto come Altopascio, il luogo in cui risuonavano i rintocchi della Smarrita**. Furono loro, i cavalieri del Tau, che fondarono l'ospedale cui la campana richiamava, dedicandolo al pellegrino per eccellenza, San Giacomo***. Nell'hospitales si prestavano soccorso e cure mediche all'avanguardia per l'epoca, oltre che ovviamente accoglienza ai pellegrini e viaggiatori che percorrevano la strada. Forse anche per questo motivo i membri dell'ordine indossarono come segno di riconoscimento una veste e un mantello scuri e neri, con una "croce del Tau" di colore bianco: il bianco come simbolo di purezza e innocenza; il Tau come simbolo di carità cristiana, ma anche come richiamo del bordone, la stampella dei pellegrini. Tra i compiti dell'Ordine conosciuto come dei Cavalieri Ospedalieri di S. Giacomo d'Altopascio, oltre alla cura dei bisognosi, c'era quello di provvedere alla manutenzione delle strade e dei ponti, alla coltivazione dei terreni di proprietà e all'assistenza dei pellegrini nell'attraversamento delle zone poco sicure. Dal momento che le strade non erano percorse soltanto da mercanti e viandanti ma anche da individui della peggior risma, l'Ordine si cinse la spada al fianco. Ma il punto di forza dell'ospedale era in ambito sanitario. La Regola che i cavalieri adottarono, di stampo agostiniano, impartiva disposizioni sull'alloggio dei viandanti, a secondo del censo, della malattia e delle esigenze di ciascuno, sul nutrimento degli ospiti e sulle cure. A testimonianza di ciò, la Regola disponeva la presenza fissa nell'ospedale di quattro medici e due chirurghi laici (la chirurgia era infatti vietata ai religiosi) ben preparati, in grado di compiere l'esame delle urine e altri accertamenti clinici, ferrati in ortopedia, medicina interna, nonché nella preparazione dei medicinali, soprattutto sciroppi e unguenti. Questi medici dovevano infatti saper affrontare le malattie più diffuse a quel tempo come il vaiolo, il tifo, il colera e tutte le patologie più frequenti per chi andasse per boschi e strade, ovvero ferite, piaghe e fratture di vario genere. (tratto dal post "La via Francigena 3 / Cavalieri del Tau" del 2 gennaio 2014) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Quest'Ordine a Placia fu portato nel 1100 ca. da Enrico Aleramico, cognato del Conte Ruggero, e fondò una Domus Hospitalis alle porte dell'odierno centro abitato, davanti l'ingresso del cimitero comunale della Bellia, oggi sede dell'Assessorato al Turismo.
**Campana di cui abbiamo parlato ne "La via Francigena 2" dell'1 gennaio 2014.
***Nello stemma della foto troviamo l'anno di riconoscimento dell'Ordine, il simbolo Tau e le conchiglie che ricordano il cammino di Santiago (San Giacomo) di Compostela, di cui abbiamo già parlato nei giorni 23 e 24 luglio 2013.

martedì 29 luglio 2014

Ri-trovamenti in mostra

"L'evento espositivo nasce da un'idea maturata da Giuseppe Paci, Direttore dell'Ufficio per i Beni Culturali nella Diocesi di Piazza Armerina nonché del Museo Diocesano, sede della mostra, in cui saranno proposte al pubblico alcune esperienze già compiute, altre in atto e altre in programma per la valorizzazione e promozione dei beni culturali ecclesiastici della città e della diocesi."

IL MUSEO DIOCESANO E' APERTO CON INGRESSO LIBERO
 Dal 31 luglio al 26 ottobre 2014, dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.
Chiuso il lunedì

Soluzione oggetto misterioso n. 16





L'oggetto misterioso nella foto è la TSUBA cioè il vocabolo nipponico indicante la guardia della spada giapponese a lama curva chiamata KATANA e usata dai samurai. La guardia (indicata dalla freccia nella foto in basso), la manica e il pomolo sono le parti che compongono l'elsa ovvero la parte per la presa e il controllo di un'arma bianca, solitamente del tipo "spada". La soluzione è stata data immediatamente da un visitatore appena l'ha vista su facebook. A lui, soltanto a lui, andrà l'ambito premio messo in palio dalla redazione del blog cronarmerina.

sabato 26 luglio 2014

La me vignera

 

 

La me vignera


La me vignera si chiama Ssuntidda,
cu li capiddi rizzi anedda anedda;
supra li goti cci avi du' pumidda,
biancu lu bustu e russa la gunnedda.

Com' a 'na currintina lidda lidda
camina, e ridi 'nni la vavaredda;
nica e pulita pari 'na pupidda,
e chiù la guardu, chiù mi pari bedda.

Di canti stu jardinu sempri sona
- chi scaccaniati, chi vuci argintina! -
e mì scinni a lu cori ogni canzuna.

La vita di città pi mia unn'è bona:
'mmenzu a li trofi, cu sta rigina,
sfidu lu tempu e l'urbazza furtuna.

Gerolamo Giusto, 1933 

venerdì 25 luglio 2014

1990 Boris Giuliano / 2

Giorgio Boris Giuliano (1930-1979)
Il 20 settembre 1960 Giorgio Boris Giuliano torna a Messina, ove si unisce in matrimonio con la messinese Ines Maria Leotta, che negli anni a venire gli darà tre figli, Alessandro, Emanuela e Selina. Ma nel nostro Giorgio Boris alberga un hobby potente: quello dell'attività investigativa, propria della polizia giudiziaria. E' un hobby che ha sviluppato fin dalla giovinezza sia leggendo libri gialli, cronache giudiziarie ed episodi di spionaggio, sia studiando testi di criminologia e di attività spionistiche. Così nel 1962 partecipa a un concorso per vice-commissario di P. S. Lo vince e lascia la rappresentanza della Società "Plastica Italiana", frequenta nel 1963 un breve corso di specializzazione presso la Scuola Superiore di Polizia, e quindi raggiunge la Questura di Palermo. Qualche mese dopo frequenta un altro corso di qualificazione presso la Scuola Superiore di Polizia di Roma e rientra a Palermo alla Squadra Mobile, nella quale gli viene affidata la Sezione Omicidi. Nel contempo è promosso Commissario Aggiunto. Giuliano inizia il suo operare con l'hobby di sempre, con zelo senza misure e con decisione, instaurando un suo paziente metodo di ricerca, di studio e di schedatura del fenomeno mafioso, ottenendo preziosi risultati, che gli fanno ottenere elogi, riconoscimenti e premi. Inizia a contattare i funzionari dell'Interpol e la polizia degli U.S.A., risolvendo casi intricati ed è più volte coinvolto in pericolose sparatorie contro delinquenti comuni, è promosso Commissario. Dal settembre del 1970 indaga sulla scomparsa del giornalista De Mauro e nel 1971 sull'assassinio del Procuratore Generale di Palermo dott. Scaglione. Questi due fatti gli fanno pronunciare le amare parole dettate dalla sua esperienza di anni di lavoro investigativo: "Un delitto di mafia o si risolve nelle prime ventiquattro ore oppure non c'è nulla da fare". Promosso Commissario Capo è incaricato dell'insegnamento di "Tecnica investigativa in materia di stupefacenti" presso la POL.G.A.I di Palermo, confermadosi convinto studioso del fenomeno mafioso allargato al traffico della droga e non di un generico problema di ordine pubblico o di criminalità comune, come ritenuto generalmente allora. Nel 1976 ha l'importante incarico di Capo della Squadra Mobile della città di Palermo con conseguenti numerosissimi encomi, attestati di merito e premi mentre continua a raccogliere e selezionare le varie notizie sino al gennaio 1979, allorché viene ucciso il brigadiere Filadelfio Aparo, suo fedele e prezioso collaboratore. Ma il nostro Giuliano non demorde e continua a dare la caccia ai maggiori esponenti della mafia palermitana. Questi ultimi, investiti dalle sue penetranti e precise indagini, hanno ormai capito che la loro fonte di illeciti guadagni è in serio pericolo e il 21 luglio, alle ore 7:56, un killer* lo uccide dentro il bar Lux in via Di Blasi con numerosi colpi di pistola, sparati alle spalle. Il corpo del Commissario Giuliano riposa nella cappella di famiglia nel nostro cimitero della Bellia. (tratto da Litterio VILLARI, Giuliano, La Marca, Roccella, Medaglie d'Oro Piazzesi, Commemorazioni** dattiloscritte, P. Armerina, 1996) Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

*Per l'omicidio nel 1997 la Corte di Cassazione confermerà al mafioso Leoluca Bagarella la condanna all'ergastolo. Inoltre, nel 2012 la Procura di Palermo lo ha rinviato a giudizio in riferimento all'indagine sulla "Trattativa Stato-mafia".
**Commemorazione tenuta dal Gen. Villari presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso di P. Armerina il 6 gennaio 1990. Nella sua premessa si legge: "Era mia intenzione pubblicare in un volumetto le commemorazioni delle tre medaglie d'oro piazzesi... Purtroppo una certa insensibilità cittadina e circostanze personali mi hanno convinto a riunirle in un fascicolo rilegato che dono alla Biblioteca Comunale di P. Armerina".
           

giovedì 24 luglio 2014

1990 Boris Giuliano / 1


Giorgio Boris Giuliano (1930-1979)
Corre l'anno 1924, un combattente della Marina Militare, Salvatore Giuliano, che al termine della 1^ Guerra Mondiale ha intrapreso la carriera delle armi, torna in questa nostra e sua Città per unirsi in matrimonio con Maria Giunta, nativa della vicina Aidone. Dopo la celebrazione del matrimonio la giovanissima coppia raggiunge la base militare marittima di La Spezia, ove ottiene un piccolo alloggio di servizio nel quale nasceranno e cresceranno i primi due figli, Giuseppe ed Emanuele. Nel 1930 Maria Giunta in Giuliano, allorché era in attesa del terzo figlio, lasciava La Spezia, tornava nella nostra Città per ricevere, nella cirocstanza del lieto evento, l'assistenza e il conforto dei suoi cari. Il 22 ottobre di quell'anno in via Monte 2, nell'abitazione di una zia materna, nasceva Giorgio Boris Giuliano. Un mese di permanenza a Piazza, poi il rientro a La Spezia e quindi nei primi mesi del 1931, il trasferimento di tutta la famiglia Giuliano presso la base militare di Tobruk in Libia. Appena 15 mesi di permanenza nella cosidetta "Quarta Sponta", poi un susseguirsi di trasferimenti a La Spezia, a Livorno, a Taranto e ancora a La Spezia. Nel 1937 la giovane famiglia è di nuovo a Tobruk, ove resterà fino al 1941. In quell'anno la situazione bellica impose alla Marina Militare lo sgombro da quella base marittima di tutte le famiglie dei dipendenti: i Giuliano nell'occasione scelsero quale nuova sede la città di Messina, mentre il capo famiglia, imbarcato su navi da guerra, continuò a combattere una dura e disastrosa guerra sulle varie rotte del Mediterraneo. A Messina Giorgio Boris compirà gli studi ginnasiali, liceali e universitari; in essi svilupperà un'intensa attività sportiva con la partecipazione ai campionati di serie B della locale squadra di pallacanestro. Nel 1956, appena laureato in legge, si reca a Londra per perfezionare la conoscenza della lingua inglese. Parte con pochi spiccioli, ma nella capitale inglese esegue i più disparati lavori per guadagnarsi il vitto e l'alloggio; conosce molte persone fra le quali il signor Koellmann, olandese, direttore generale della Società "Plastica Italiana" che gli affida la rappresentanza commerciale per la Sicilia e per la Calabria. Con questo grosso impegno di lavoro rientra a Messina, ove in poco tempo ottiene risultati insperati. La Società gli affida allora la rappresentanza commerciale per la Lombardia, regione chiave di tutte le attività industriali e commerciali d'Italia. Anche a Milano il nostro Giorgio Boris opera con sana iniziativa e sopiccato senso degli affari, confermandosi ancora una volta operatore oculato e previdente. (continua) (tratto da L. VILLARI, Giuliano, La Marca, Roccella, medaglie d'Oro Piazzesi, Commemorazioni* dattiloscritte, P. Armerina, 1996) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*La commemorazione relativa a B. Giuliano fu tenuta dal Gen. Villari a P. Armerina, presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso di via Marconi il 6 gennaio 1990.

<<< domani la 2^ e ultima parte >>>

giovedì 17 luglio 2014

Ricordiamo Boris Giuliano

Alle ore 7:56 del 21 luglio del 1979, il Capo della Squadra Mobile di Palermo, Giorgio Boris Giuliano, venne ucciso dentro il bar "LUX" di via Di Blasi a Palermo. Sarà ricordato domenica 20 luglio 2014.

 

Questo blog riporterà in due post, il 24 e il 25 luglio p.v., la Commemorazione fatta dal gen.le Litterio Villari nel 1990. 


Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 15 luglio 2014

Beddu Paraturi

Contrada Paratore a Piazza Armerina*
Dedicata a tutti coloro che già sono o andranno in villeggiatura tra le belle contrade piazzesi


Lu me beddu Paraturi

- A Pietro Giusto, storico e poeta -

Ch'é bedda sta campagna sularina,
tra boschi e pigni, e 'mmenzu a du' vadduna,
unni a 'na nica e rùstica casina
pèrguli e sciuri ci fannu curuna!

Luntanu di la vita cittadina,
'ngrassu cuntentu e nuddu mi 'mportuna:
prestu m'aggiuccu e prestu di matina
mi sbigghia di lu gaddu la canzuna.

Dintr'a 'na fonti chi manteni frisca
l'acqua e gustusa, ammucciatu cu frasca,
iu tegnu ammoddu a mé cumpari sciascu.

'Ssunta la sarsa cu la pasta 'mmisca;
supru lu càciu comu nivi casca...
bivu e lu stagnu a lu fangottu rascu.

Gerolamo Giusto, 1933

*La contrada si trova nei pressi del Ristorante Mosaici "da Battiato". 

Gaetano Masuzzo/cronarmerina




domenica 13 luglio 2014

Casa senza riposo

Chiesa dei Cappuccini accanto all'entrata della Casa di Riposo S. Giuseppe

 

Casa di riposo San Giuseppe


Cumpà, la San Giuseppi nsirragghiò.
La casa di riposu, propriu chissa.
E certu, quannu testa non ci pò,
senza tarì nun si ni canta, missa.

Dopu tant'anni e tanti quipperquò
rivammu a lu stampari crucifissa
ca ormai l'urtima spranza s'aggiuccò
e la michiunarìa vinci scummissa.

Povira vita, nta na società
ca si cumpiaci d'ogni caurrìa
e sinni futti di l'anzianità.

Chiù scuru 'i menzanotti nun pò fari.
Veru. Ma continuannu di sta via
stu scuru comu minchia n'ha gghiurnari!

Giovanni Piazza

venerdì 11 luglio 2014

False squadre a Sant'Anna


In questi giorni su facebook c'è stata la foto della nostra Scalinata di Sant'Anna, altrimenti intesa come a scala di zzòppi. Questa foto mi dà lo spunto per proporvi l'osservazione che mi ha inviato un nostro concittadino che studia a Napoli. Si tratta dell'architetto Daniele Militello, che sta completando la formazione post lauream presso la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell'Università Federico II di Napoli. Daniele, avendo letto i miei post sui "pilastri a falsa squadra" presenti a Piazza del 2, 9 e 10 maggio 2013, mi ha fatto notare che ne esistono altri nel portale laterale della chiesa di Sant'Anna, proprio dalla parte della scala di zzòppi (foto in alto). Ma quando sono andato a constatare di persona per fare altre foto ho notato che anche le finestre hanno i pilastri con queste angolazioni (foto in basso). Lui che è uno specialista ci spiega che "non sempre erano gli ambienti interni gli elementi che generavano la forma; piuttosto l'architetto-costruttore studiava un punto di vista ben preciso dalla strada che fungeva da cardine per il sistema prospettico che la stessa passeggiata sulla strada generava, avvicinandosi il più possibile ai canoni dell'architettura del centro Italia che dal tardo-rinascimento in poi segnarono lo stivale e poi, con parecchi anni di ritardo, la nostra isola e dunque anche Piazza."* Poi segue con l'amarezza tipica dello specialista, al quale non gli si può dare torto, "Purtroppo fasti architettonici della nostra Piazza non sono mai stati oggetto di uno studio metodico e degno di questo nome, nonostante qualche architetto locale si sforzi ogni tanto di porre l'attenzione su fenomeni puntuali o viceversa generalisti, non è stato mai dato il giusto lustro al nostro centro storico inteso come insieme di valori ambientali. Questo genera una globale disconoscenza (se non proprio ignoranza) di quanto di bello e di singolare ha da offrire la città, con la conseguenza che aumenta il rischio di perdere una parte o, ancora peggio, proprio tutti, questi valori culturali che sono il nostro patrimonio. Scusandomi per il piccolo sfogo finale (l'argomento tocca a pieno un nervo scoperto riguardo il mio mestiere), le faccio vivissimi complimenti per il suo lavoro di blogger augurandole di ampliare sempre di più il suo pubblico."

*La chiesa di Sant'Anna fu iniziata nel 1680 coi finanziamenti di Geronima Rivarola baronessa di Rafforusso e fu inaugurata, nel 1745, grazie alle considerevoli sovvenzioni della famiglia Trigona a cui il vescovo di Siracusa, Matteo Trigona dei baroni di Imbaccari Sott. e Terra di Mirabella, apparteneva.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

domenica 6 luglio 2014

Fontanella Atrio Fundrò / n. 5


E' la fontanella posta nel cortile dove oggi ci sono parte degli uffici comunali, ma che fu il chiostro dei Padri Benedettini che nel lontano 1622 vi si trasferirono dalla loro Abbazia di S. Maria di Fundrò* a ca. 10 Km. a nord della Città. Un'ala del grande edificio comunale, al piano terra, per tanto tempo ha ospitato l'Ufficio Postale e qualcuno ancora ricorderà la buca per le lettere che c'era nel muro a pochi passi dalla scalinata che porta in via Cavour, una volta intesa anche come Santa Rosalia. La fontanella, come si legge dalla sigla nella foto, è stata scolpita nel 1996 dallo scultore piazzese Salvatore Martello (P. Armerina 1948 - California 2008) e si trova proprio di fronte l'entrata di quella che fu la sede della F.U.C.I. (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).  

Gaetano Masuzzo/cronarmerina    

*Chi volesse approfondire la storia del borgo di Fundrò può farlo leggendo i 7 post pubblicati su questo blog dal 9 al 26 ottobre 2013.

venerdì 4 luglio 2014

Le 100 Chiese di Piazza / Riepilogo

Cattedrale di Piazza, 1605-1767 con lavori minori sino al 1875

Riepilogo delle 100 Chiese di Piazza

24 Le chiese urbane aperte al culto;
  9 Le chiese oggi chiuse al culto;
28 Le chiese urbane sconsacrate trasformate in abitazione;
  5 Le chiese urbane abbattute;
  1 La chiesa urbana abbattuta e ricostruita in parte e chiusa al culto;
  1 La chiesa urbana sconsacrata;
  1 La chiesa urbana in rovina;
  1 La chiesa urbana inglobata in edificio religioso;
30 Le chiese extraurbane scomparse o in rovina.
                                  
                                                          Totale complessivo 100

Chi vuole approfondire ulteriormente la storia di Piazza può farlo leggendo il mio libro CRONOLOGIA civile ed ecclesiatica di Piazza e dintorni in vendita presso i F.lli Di Prossimo

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

mercoledì 2 luglio 2014

Le 100 Chiese di Piazza / 11

Chiesa di S. Lucia o di S. Maria in c/da Ralbiato, lungo la SP 15 per Barrafranca

Le ultime 15 su 30 chiese extraurbane scomparse o in rovina

16 - S. Gregorio Magno in c/da Muliano
17 - S. Leonardo dal sito ignoto
18 - S. Lorenzo (da non confondere con S. Lorenzo o dei Teatini) dal sito ignoto
19 - S. Lucia in c/da Ralbiato (nella foto ?)
20 - S. Marco nell'omonima contrada
21 - S. Maria in c/da Belverde
22 - S. Maria in c/da Fontanelle
23 - S. Maria in c/da Ralbiato (nella foto ?)
24 - S. Maria (di Piazza) La Nuova in c/da Rambaldo
25 - S. Marina in c/da Monte Mangone
26 - S. Maria dei Miracoli o Madonna dei Miracoli in c/da Candilia
27 - S. Maria della Concezione in c/da Polleri-Aliano
28 - S. Michele Arcangelo in c/da Palermi
29 - S. Paolo in c/da Bellia
30 - S. Spirito nel Priorato Benedettino in c/da Budonetto

Chi vuole approfondire ulteriormente la storia di Piazza può leggere il mio volume CRONOLOGIA civile ed ecclesiatica di Piazza e dintorni in vendita presso la cartolibreria F.lli Di Prossimo

Gaetano Masuzzo/cronarmerina