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lunedì 30 settembre 2013

Si pròpiu 'na sciòrba !

In questi giorni si vedono nelle cassette riposte ntê llappi degli ambulanti questi frutti prelibati che si chiamano in italiano SORBE (Sorbus domesticus), in lingua gallo-italica SCIÒRBE. E' un frutto che fiorisce tra aprile e maggio, ma che matura tra agosto e settembre. Un tempo era molto diffuso in prossimità delle case di campagna per venire consumato fresco o per essere essicato per l'inverno. Dalla fermentazione si otteneva una bevanda alcolica. Ormai chi coltiva la pianta lo fa solo per ornamento. La poca consistenza del frutto maturo, di color marrone nella foto in basso, aveva dato origine al famoso detto delle nostre parti per indicare un individuo inetto, maldestro e incapace e che dà il titolo al nostro post:   

Occì, si pròpiu 'na sciòrba !


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L'or d' Ciàzza / 6^ e ultima parte

N'zzòli cû cach'rabò ancöra vèrd

Ecco alcuni termini ciaccësi tipici da cugghiùa î n'zzòli trovati

No cönt dû giardìngh *

Augiàdi = Lunghi bastoni non tanto grossi e maneggevoli per scuotere i rami;
Buscagghiàda = Il racimolare, il mettere insieme quello che è rimasto dall'ultima raccolta;
B'v'rè = Irrigare;
Cach'rabò = Involucro fogliaceo delle nocciole **;
Cunnùtta = Condotta;
Faiddöi = Polloni = Parte della pianta sotto forma di ramo che si sviluppa ai piedi dell'albero;
Féss = Beccastrìno = Zappa grossa e stretta;
Fussöngh = Fossa;
Gab'llòtt = Locatario;
Giömmi = Mazzi, fiocchi;
M'tatèr = Mezzadro;
N'zzòli = Nocciole;
Rad'cadi = Radici;
Rastéu = Rastrello;
Rénnia = Rendita;
Saëtta = Canale d'irrigazione scoperto;
Sanzàu = Sansàu  = Sensale;
Scauzatìna = Togliere la parte secca; 
S'ccàgna = Che non è irrigata sin dall'interramento;
Scutulé = Scuotere;
Tradènta = Tridente;
Tranculiè = Scuotere;
Tròffa = Cespo;
Zappunàda  e Zzappunàda = L'azione della zappa.
 
* Lucia Todaro, Tempi d' Ciàzza, Calendàri a ciaccësa, S'ttémbr 2010.
** a) Buccia esterna di nocciola o Nocciola priva di frutto (G. Fonti, Vocabolario Gallo-Italico); b) Nocciole non riuscite a maturarsi e rimaste attaccate all'involucro erbaceo essiccato. Questo avviene quando le nocciole verdi, cadute prematuramente a terra per qualsiasi motivo, vengono ammucchiate insieme alle foglie per liberare il terreno e facilitare la raccolta. Questa azione provoca l'aumento di calore tra le foglie a terra, con la conseguente formazione di batteri che intaccano altre nocciole ancora sui rami e che non riescono a ultimare la maturazione, rimanendo così vuote e secche (P. Anzaldi, Italia Nostra).

*** Poco prima di pubblicare il post mi sono stati suggeriti anche questi altri due termini:
A 'ncùgghia = la nocciola formata da due nocciole unite, che piaceva ai bambini perché credevano che portasse fortuna e che mangiavano aprendola semplicemente con le mani;
A cappèu d' parrìng oppure î parrìni = quando la nocciola era formata da tre nocciole unite, tanto da somigliare al cappello del prete di una volta. Gaetano Masuzzo/cronarmerina



domenica 29 settembre 2013

Famiglia Santangelo

D'azzurro all'albero d'oro accompagnato in capo da due crocette d'oro e caricato da una fascia di rosso

La famiglia Santangelo di origine siciliana, gode nobiltà ad Augusta, Catania e Palermo. Nella nostra Città il primo nome che troviamo è nel 1556 Alexandro Sact'Angelo (o Santangilo) abitante al Monte in una casa di fronte la chiesa degli Angeli. Dopo circa un secolo, nel 1678, registriamo Jeronimo Santangelo giurato che acquista dal Convento Francescano al Monte la tenuta di Quattroteste in territorio di Aidone, che poi vende a Ottavio Trigona. Circa un secolo e mezzo dopo, nel 1816, Vincenzo Santangelo è consulente (consigliere comunale). 1837 Francesco Santangelo è decurione (consigliere comunale), stessa carica ricoperta dal dott. Giacomo Santangelo nel 1861. Nel 1909 nasce a Piazza Gaspare Santangelo, ufficiale del Genio Aeronautico e Ordinario di Costruzioni Aeronautiche nell'Università di Palermo, muore a Roma nel 1963. Maria Santangelo, sorella di Gaspare, si laurea in Lettere nel 1936 e nel 1940 è ispettrice presso la Direzione delle Antichità del Ministero della Pubblica Istruzione. Libera docente dal 1953 è sovraintendente alle antichità del Lazio dal 1975. 1917 nasce il generale dell'aviazione Ugo Santangelo. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

sabato 28 settembre 2013

Aöi su 700 !


Gràzi, gràzi tanti a tutti i v's'taöri.

U vòstr Tanùzzu u ciaccës !


Settembre per il Generale

1917 - Il gen.le Antonino Cascino (II da sx) al fronte*
Il mese di Settembre per il nostro Generale Comandante della Brigata "Avellino" Antonino Cascino fu un mese importante nella sua vita. Infatti, nasce il 14 settembre del 1862 in via Largo Demani 6. Il 15 settembre 1917 viene colpito alla coscia da una scheggia di granata sul Monte San Gabriele (3 Km. a Nord-Ovest di Gorizia), dopo aver conquistato qualche settimana prima, il vicino Monte Santo. Il 29 settembre muore all'ospedale di Quisca (oggi Kojsko, in Slovenia) in seguito all'infezione della ferita provocata dalla scheggia di due settimane prima. Ricordo a tutti i miei concittadini che la sua tomba non si trova nel monumento di Piazza a lui dedicato, bensì nella III cappella di sx della chiesa di San Domenico di Palermo, chiesa considerata il Pantheon della città. Gaetano Masuzzo/cronarmerina   

*In questa foto il nostro Generale, a pochi mesi dalla sua morte, è accanto al musicista e direttore d'orchestra Arturo Toscanini (1867-1957) con la bandiera. Subito dopo, a seguire, c'è il Ten. Col. Baldo Rossi (nel 1923 Senatore del Regno d'Italia) anche lui con una bandiera, il Cap. Giuseppe Solaro e il Cap. Remo Guzzi.     

venerdì 27 settembre 2013

La LEGA ZOLFATAI ancora premiata





Il nostro concittadino Armando Caltagirone mi ha segnalato questo evento di cui la nostra Città può andare veramente orgogliosa.
Nei giorni scorsi (21, 22 e 23 u.s.), e la giornalista Marta Furnari l’ha pubblicato sul quotidiano “LA SICILIA” nella cronaca di ENNA, la LEGA ZOLFATAI piazzese (fondata nel 1903 e con sede in via Garibaldi), ha partecipato alla 36^ Edizione della BORSA-SCAMBIO del MINERALE e del FOSSILE presso la Palestra dell’Istituto “Sebastiano Mottura” di Caltanissetta.
Anche quest'anno la Lega Zolfatai della nostra Città è tornata a casa vincente con un Premio Speciale che l’"Associazione Mineralogica Paleontologica e della Cultura della Solfara della Sicilia”, organizzatrice dell'evento, ha voluto consegnare, per mano del Presidente dott. ing. Michele Brescia, al sig. Mario La Mattina presidente e al sig. Franco Lo Monaco vice presidente della Lega (nella foto), per l'esemplare impegno profuso nella diffusione della Cultura della Solfara di Sicilia. L'evento e il programma sono stati pubblicizzati con volantini e pieghevoli. Lo stand della LEGA ha suscitato molto interesse, fra gli oltre 400 visitatori che hanno siglato il registro-firme, per i bellissimi cristalli di Zolfo, Celestina, Aragonite e Gesso messi in mostra. Questi minerali rappresentano i tesori del sottosuolo del “Bacino Minerario di Enna” che testimoniano il duro lavoro e i sacrifici affrontati da centinaia di minatori Ennesi per tanti decenni a partire dall’Ottocento. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Fontana c/da Rametta / n. 16



Questa è una fontana segnalatami dall'amico Sergio Piazza. Si trova in contrada Rametta, che prende il nome dal Cozzo Rametta a 837 m. sul livello del mare. Si trova a una diecina di Km. da Piazza sulla strada per Rabottano, che poi continua per la diga Olivo. S'imbocca sulla dx una stradina sul terreno demaniale forestale che sale verso la fontana. Chi ce l'ha segnalata ci ricorda che l'acqua, corrente tutto l'anno, è sémpr bunnanziösa, taliè ch' cannö d'egua, ed è accuscì fréscha ch' pàr' n'sciùa du fr'gurìf'ru ! Gaetano Masuzzo/cronarmerina

giovedì 26 settembre 2013

Commemorazione giudice Livatino

Domani Venerdì 27 settembre alle 10:30 presso la chiesa della nostra Commenda verrà ricordata la figura del giudice Servo di Dio Rosario Livatino, nato nel 1952 e ucciso il 21 settembre 1990. L'assassinio avvenne sulla Strada Statale 640, mentre da Canicattì, dove abitava, si recava senza scorta nel tribunale di Agrigento dove ricopriva il ruolo di giudice a latere, per mano di quattro sicari assoldati dall'organizzazione mafiosa agrigentina "Stidda". Nel 1993 il Vescovo di Agrigento dà l'incarico per la raccolta di testimonianze per l'inizio della causa di beatificazione del "giudice ragazzino". Nel 2011 l'Arcivescovo di Agrigento firma nella chiesa di S. Domenico di Canicattì il decreto per l'avvio del processo di beatificazione ancora in corso. Gaetano Masuzzo/cronarmerina  

Aspettando il nuovo Vescovo / 11

Mons. Michele Pennisi XI vescovo, dal 2002 al 2013
L'XI vescovo della Diocesi di Piazza nell'aprile del 2002 è stato mons. Michele Pennisi nato a Licodia Eubea (Ct) nel 1946. Ordinato sacerdote nel 1972 è stato Presidente dell'Associazione bibiotecari ecclesiastici italiani, membro della Commissione Episcopale per l'Educazione Cattolica, membro del Comitato Scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici. Attualmente è membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Si è impegnato su vari fronti, specie su quelli dell'antimafia, tanto da avere assegnata una scorta dopo aver ricevuto un volantino con minacce di morte per essersi rifiutato di celebrare il funerale di un boss mafioso. Nel febbraio di quest'anno papa Benedetto XVI lo promuove Arcivescovo di Monreale di cui ha preso possesso il 26 aprile u. s. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

mercoledì 25 settembre 2013

L'or d' Ciàzza / Parte 5^

U giardìngh prima: travagghià !
U giardìngh dòp: bannunà !

A fìngh dû giardìngh !


Ntô 1937-1938 s' fés l'ammàss volontàri p' fé canösc a qual'tà dî nostri n'zzòli. Fè 'nconsòrzi putéva iutè patröi e v'ddài a fè i prèzzi ciù basci ! Dòp a guerra, Ciàzza era a sècönna dâ S'cìlia, com quant'tà d' n'zzòli r'cugghiùi; ma i témpi cangiàv'nu e u rann travàggh dû v'ddàngh nan putèva manténgh ciù a famìgghia ! Ntô 1950 i campâgni cum'nzànu a ess bannunàdi ! E i giardì sc'ppàdi ! Cu tutti i rad'càdi, e accuscì f'nì l'or d' Ciàzza ! (tratto da L. Todaro, Tempi d' Ciàzza, S'ttémbr 2010, U cönt dû giardìng, Cuntà dû zù Fulippu D' Sangh). Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Maria SS.ma della Catena

La statua di Maria SS.ma della Catena di Piazza


Festa in onore di Maria SS.ma della Catena


Si riapre l’anno sociale nella  Comunità SS. Crocifisso con la preparazione del Triduo a Maria SS. della Catena. Questa festa devozionale a Maria ritorna ad essere emergente grazie ai gruppi parrocchiali della Comunità SS. Crocifisso che l’hanno voluta reinserirla in quello che è il "Ciclo Mariano della Città".

Da domani giovedì 26 a sabato 28 Settembre si svolgerà il triduo di preparazione: ogni sera dalle 18:00 si inizia con la recita del S. Rosario, animato dalla Confraternita SS. Crocifisso. Seguirà la recita della Coroncina; infine alle ore 19:00 ci sarà la celebrazione della Santa Messa, con  riflessioni sul riconoscimento di Maria.

La giornata di sabato 28 sarà caratterizzata da due eventi: la mattina con la visita degli studenti a Maria, presso la Chiesa Collegiata SS. Crocifisso dalle 10:00 alle 13:00, ove sarà esposta la statua di Maria SS.ma della Catena, la sera alle 22:00 con una Veglia Mariana.
Le Celebrazioni Religiose in onore di Maria SS.ma della Catena si concluderanno domenica 29 Settembre dove si celebreranno due solenni  Messe, una la mattina alle 10:30, preceduta dalla recita del S. Rosario e Coroncina e la seconda alle ore 19:00. La solenne celebrazione si concluderà con la benedizione delle gestanti e delle puerpere* ed in particolare di tutti coloro che portano il nome di Catena o Cateno.
Con questa occasione la Confraternita SS. Crocifisso informa che sono aperte le iscrizioni a tutti coloro che volessero iniziare un cammino Confraternale, per vivere più da vicino e intensamente la vita cristiana che viene proposta dalle Confraternite cittadine.

*Cronarmerina desidera ricordare che in passato, quando il parto delle gestanti si presentava particolarmente difficile, nei casi disperati si arrivava ad adagiare la catena, che si trova nella mano destra della Madonna, sul ventre della partoriente per facilitarne il parto. Inoltre la statua è stata sempre esposta nell'ex chiesa di San Nicola al Monte, in seguito chiamata anche chiesa della Madonna della Catena.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

... e queste del 1971 ?

Ve le ricordate le palline clic clac ?

Niente di eccezionale, ma per un bel po' per le strade non si sentiva altro che il tipico rumore di mitragliatrice: TA TA - TA TA - TA TA. Due palline di plastica di ca. 3 cm. di diametro, attaccate a due pezzi di cordicella (quella per le zineffe per intenderci) di ca. 20 cm., tenute insieme da un altro frammento di plastica, che consentiva la presa tra il pollice e l'indice, venivano scutòlade o tranculìade come bacchètta da maestro d'orchestra o batterista, per farle incontrare e sbattere tra loro una volta in alto e una in basso. Questo scontro provocava il tipico rumore CLIC - CLAC, tanto amato dalle persone un po' in là con l'età. Tutto filava liscio se la coordinazione era perfetta, ma specie all'inizio, qualcuno ne usciva dolorante ai polsi o, addirittura, con qualche occhio nero. Poi, come tutte le cose alla moda, furono messe da parte e soppiantate da altre manie e passatempi, e sfido chiunque a recuperarne oggi un paio originali di quelle degli anni '70 ! Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 24 settembre 2013

Saluti da Sperlinga


Dall'ultima escursione fatta domenica scorsa dal Gruppo Archeologico "L. Villari" di Piazza con altri 50 amici a Sperlinga, ho portato via questa foto insieme a un bel ricordo. La dedico a tutti gli appassionati di fotografia, di storia della Sicilia e ai visitatori di questo blog.  
Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Cavalieri di Calatrava




Qalat Rabah (fortezza di Rabah) poi Calatrava, infine Calatrava la Vieja

L'emblema dei Cavalieri di Calatrava


Gli Ordini monastico-cavallereschi comparvero in Spagna nel XII sec. nel corso della Reconquista Cristiana del vasto territorio in mano ai Mori. Templari e Ospedalieri vennero largamente gratificati dai Re spagnoli con terre e castelli, ma questi due Ordini non si impegnarono mai a fondo in Terra Iberica, considerando la Terrasanta come il loro principale teatro operativo. Questo disimpegno portò alla nascita di Ordini Militari Spagnoli e Portoghesi. Nel 1157 i Templari abbandonarono la fortezza di Calatrava nella Castiglia, lasciando così aperta ai Mori la via per la città di Toledo. Sancho III re di Castiglia offrì la fortezza a chiunque fosse disposto a difenderla. Si fece avanti un gruppo di monaci Cistercensi della Navarra guidati da un abate di nome Ramon Sierra di Fitero (morto nel 1163 fu dichiarato Santo nel 1719) e supportati da un gruppo di guerrieri della stessa regione. Il nuovo Ordine dimostrò di saper validamente difedere il territorio e, nel 1164, venne ufficialmente riconosciuto dal Papa col nome di Cavalieri di Calatrava. Nel 1195 molti dei Cavalieri perirono nella disastrosa battaglia di Alarcos nella Mancia che portò alla riconquista musulmana di Calatrava. Un nuovo quartier generale dell'Ordine venne allora stabilito a Salvatierra e nel 1212 l'Alleanza dei Regni Cristiani di Navarra, Aragona, Catalogna, Castiglia e Portogallo riportò una vittoria decisiva sui Mori nella battaglia di Las Navas de Tolosa cui seguì, poco tempo dopo, la riconquista cristiana di Calatrava. Negli anni successivi l'Ordine consolidò il proprio potere nella Castiglia  finché ebbe sotto controllo tutto il territorio da Toledo alla Sierra Nevada. Il quartier generale venne spostato nella nuova sede di Calatrava la Nueva, dato che la sede originaria (Calatrava la Vieja) aveva perso la sua importanza strategica. I Cavalieri di Caltrava erano ora una delle maggiori potenze economiche del Regno, e l'unica in grado di mantenere un esercito permanente, cosa che portò ad un inevitabile contrasto con la Corona. Dal 1254, i Re di Castiglia intervennero in modo crescente nella elezione degli Ufficiali dell'Ordine, e nel 1476 ne acquisirono il pieno controllo. Quando l'ultimo Gran Maestro morì nel 1487, non ne venne più ordinato un altro e nel 1494 ai Cavalieri fu accordato il permesso di contrarre matrimonio. Con questo ultimo atto l'Ordine perdeva definitivamente le sue caratteristiche monastiche originarie. (Tratto da Gli Ordini Monastico Cavallereschi del Medio Evo Cristiano di Pier Luigi Menegatti) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

lunedì 23 settembre 2013

L'or d' Ciàzza / Parte 4^

No giardìngh ô 'Ndrìzz, anni '50 (foto di Pino Farina)

Ntr' aöst e s'ttèmbr

Ntr' aöst e s'ttèmbr u giardìngh s' scutòla e s' fa a prima cugghiùa. Dop 15 giorni s' r'pìgghia a cugghiùa e s' tranculìa i rami; i n'zzòli vérd nan s' fanu cad bass'nò ggh' vo tant témp a nesc u frùtt dû cach'rabò. I cugghiöri s' purtàvnu tutta a famìgghia ggh' putèv'nu ess mpùr i giurnatéri.

Patröi e... sötta

U patröngh ô sol't fasgëva 3 part cu na part. Tutt u travàggh l'avéa fè u gab'llott e r'cugghiéva secönn û patt cû patröngh. Ô m'tatèr 'nvèci ggh' tuccàva a m'tà ! A cunsëgna dî n'zzòli ê cumm'rciànti s' fasgëva 'ncampàgna ! U prèzz cangiàva agnad'ann cû sanzàu. U m'tatèr sî v'nnëva dop â buscagghiàda, ch'era l'urt'ma cugghiùa. S' u patröngh era d' böngh còr defatti a ddasciàva tutta a iéu, bass'nò s' fasgéva u patt prima. 

U cummèrc î n'zzòli

Dâ B'ddëa, i treni annàv'nu a Dittainu pû Cunt'nént; a Gela i n'zzòli s' purtàv'nu chî carrètti e poi i carriàv'nu 'ncav ê nav. I patröi, quànn s' v'nnév'nu 'mpézz d' giardìngh, s' sauvàv'nu u cènz e campav'nu d' rénnia !
(Tratto da L. Todaro, Tempi d' Ciàzza, Calendàri â ciaccësa, Cuntà dû zù Fulìppu D' Sangh, S'ttémbr 2010) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Aspettando il nuovo Vescovo / 10


 
X vescovo della Diocesi mons. Vincenzo Cirrincione dal 1986
Esonerato il IX vescovo mons. Sebastiano Rosso, il Papa nomina quale X vescovo della nostra Diocesi mons. Vincenzo Cirrincione nato a Vicari (Pa) nell'aprile del 1926. Ordinato sacerdote svolse le mansioni di Superiore del Seminario e Vicario Generale di Palermo sino al 1980, anno in cui fu eletto Vescovo titolare di Apollonia (Albania) e ausiliare di Palermo. Nel marzo del 1986 fu nominato alla sede di Piazza e dopo 16 anni di attività episcopale, durante i quali fu molto amato dal popolo, morì improvvisamente nel febbraio del 2002. Si trova sepolto in Cattedrale accanto al IV vescovo, mons. Sajeva, nella cappella da poco resturata dell'Annunciazione. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

domenica 22 settembre 2013

Famiglia Sanfilippo

Di celeste al leone coronato d'oro. Sul tutto una banda di rosso
Il cognome la famiglia Sanfilippo lo prende quando nel 1316 l'antenato spagnolo-valenziano, Velasquez de Mena, ottiene la castellanìa di S. Filippo d'Argirò (oggi Agira) da re Federico I d'Aragona, e successivamente un altro discendente, Ilisoldo, ottiene nel 1344, la stessa castellanìa da re Ludovico I di Sicilia. I primi componenti di questa famiglia a Platie li abbiamo nello stesso periodo (1282) di Velasquez, con i nobili militi Oberto e Bonsignorio de Sancto Philippo. 1482 il domenicano Antonio Sanfilippo è giureconsulto e collettore dei diritti della Sede apostolica in Sicilia. Nel 1461 è stato cappellano nella Camera Reginale di re Giovanni II d'Aragona e I di Sicilia; nel 1478 ritorna nel Convento di Plaza e lì muore nel 1495. 1520 la famiglia Sanfilippo risulta iscritta alla Mastra Nobile della Città. 1553 Giovanni Domenico de Sanfilippo è giurato. 1555 Antonino e Marsioni Sanfilippo sono giurati tra coloro che firmano i "capitoli di pace" tra la fazione degli Aguglia, alla quale loro appartengono insieme ai Trigona, e quella degli Assaro e i Lo Bosco. 1621 Desiderio Sanfilippo è barone di Sortavilla (frazione di Imbaccari Soprano) e giurato. Nel 1625 acquista i feudi di Canzaria, Monte Navone e Ciappa. Sposa Olimpia Gaffori e ne riscatta nel 1634 il feudo di Grotte (Ag). Nel 1638 effettua un prestito di 5.600 onze ai Giurati della Città per acquistare grano da distribuire al popolo. Nel 1648 acquista il titolo di Duca e lo posa sul suo feudo di Grotte, diventando il più alto rappresentante della nobiltà piazzese (si ricorda che la città di Piazza ebbe soltanto due nobili con questo titolo, l'altro è Vespasiano Trigona duca di Misterbianco). Il Duca istituisce nella Città varie opere pie, è Cavaliere Ospedaliere di Malta e favorisce le Accademie piazzesi lasciando molti beni al Collegio degli Studi dei Gesuiti. Nel 1650 costruisce il suo palazzo di via Vitt. Emanuele 19 (di fronte l'odierna farmacia Gurreri). Quando muore si fa seppellire nella II cappella a sx della chiesa di S.Pietro, costruita dal padre Giovanni Tommaso (1563-1621) ivi sepolto. 1624 suor Caterina Sanfilippo è superiora del Ritiro di S. Anna e nel 1638, con le suore Giulia e Antonia Sanfilippo, madre e figlia, presentano, insieme ad altre tre suore appartenenti al patriziato piazzese, la necessaria documentazione affinché il ritiro muti in un Monastero. Mutazione in monastero di Agostiniane che avviene quattro anni più tardi, nel 1642. 1630 ca. Domitilla Sanfilippo è vedova di Giacinto Jaci e la figlia, Pelagia, sposa nel 1633 Diego Platamone barone di Pòjura. 1666 Tommaso Sanfilippo è II duca di Grotte e barone di Imbaccari Soprano e Canzaria, cavaliere dell'Alcantara, governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1698. Nel 1692 la figlia di Tommaso, Ippolita, si sposa con Vincenzo La Grua-Talamanca principe di Carini. 1693 ca. Beatrice de Sanfilippo lascia una rendita alla Chiesa Madre, nonché Duomo e oggi Cattedrale, per il mantenimento di un canonico. Di questa famiglia abbiamo stemmi soltanto nella chiesa di S. Pietro, il Pantheon della Città. I due stemmi sono posti sull'arco e sul sarcofago di dx della II cappella a sx della chiesa. Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

sabato 21 settembre 2013

L'or d' Ciàzza / Parte 3^

A r'mönnada

Dönca dòp â scauzatìna, e dòp ch' s' ggh'ha dd'vàt u mort, s' r'mönn'nu 'nfina a 1 metro e 50 cû féss a radént û t'rrèngh! I ddëgni s' r'còggh'nu, s' nfàsc'nu, serv'nu p' fè u mangè, p' fè i pali pâ vigna, p' fè augiàdi... e p' 'nzìna p' fè i pè nâ mobìglia! S' vénn'nu mpur.

A fr'vàru

A f'r'vàru, u giardìngh véngh zappà... S' po 'mpur sdarghè p' fé menu rami e ciù ddarghi i troffi. S' ggh'è a troffa vegghia s' tagghia tutta ch' poi spara !

A maiu

A maiu, vèngh r'fr'nzà â mènza zappunada e rascà cu a tradénta e u rastèu. S' védnu i primi giömmi all'arbu !

A b'v'ràda

U giardìngh s'avéa b'v'rè allumènu 20 voti nt n ann ! M' r'gòrd ch' ô Sammùcch' ggh'era na saëtta ch'annàva a r'vè p' 'nzìna ê Scavi: l'égua nan s' paiàva ma v'neva s'gnàda a giurnàda e l'orari ch' ungh putèva b'v'rè u so giardìngh, paiàva però a pul'ziàda dâ cunnutta.

(tratto da L. Todaro, Tempi d' Ciazza, S'ttèmbr 2010, Cuntà dû zù Fulìppu D' Sangh) Gaetano Masuzzo/cronarmerina



Fontana Sotto Piazza Vecchia / n. 15


Ormai completamente in stato di abbandono questa fontana con relativa gèbbia si trova a poche centinaia di metri dalla chiesetta di Piazza Vecchia, sotto la strada che porta al santuario. La portata del flusso d'acqua (foto in basso) è consistente e tiene sempre piena la grande vasca (oltre i 20 metri di lunghezza, 8 di larghezza e 2 metri di profondità) o gèbbia a ciaccësa (foto in alto). Questo temine di origine araba l'ho trovato scritto in ben 6 modi diversi: gèbiya, gabija, gièbja, giabiya, djàbia, ma sta a indicare la stessa cosa "vasca per la raccolta dell'acqua". Accanto alla vasca, profonda almeno un paio di metri, passa l'antica mulattiera poi sostituita dalla più comoda carrozzabile e, successivamente, carrabile asfaltata, più a monte. La grande capacità fa presupporre la vastità delle coltivazioni sottostanti, soprattutto di giardìng î n'zzòli che hanno bisogno di essere continuamente irrigati specie se rivolti a levante. E' proprio in questo mese che si faceva dalle nostre parti la prima raccolta delle nostre nocciole da tutti ritenute di grande qualità. Questa prima cugghiùa prevedeva la prima scutulàda, dopo due settimane s' traculìav'nu arrèra i rami e s' r'pìgghiava a cugghiùa. Il lavoro era sfiancante ma grande era l'insegnamento che dava e, come dice Lucia Todaro nel suo Calendàri â ciaccësa: "il giardino è come la famiglia, dura sino a quando si rinnova con i giovani rami... se no muore!". Nei prossimi giorni parleremo ancora della raccolta delle nocciole, che rappresentava una grossa fetta dell'economia cittadina, tanto che sino a subito dopo il secondo conflitto mondiale, Piazza era la seconda città della Sicilia come quantità di nocciole raccolte. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

venerdì 20 settembre 2013

L'or d' Ciàzza / Parte 2^

U giardìngh

U t'rréngh

Com prima cosa s'hada studiè u t'rréngh s'è a B'ddëa o 'nvérs â marìna. U Sammùcch', a Frattùdda, Vadd'rànna, i Ciavarì, a Sarrafìna, i Paraöri... er'nu quas'ch tutti propietà fàit a n'zzòli. I t'rrèni â banna manca nan vulév'nu ess tant b'v'ràdi, spèci s' a n'zzòla era s'ccàgna. Defàtti s' d'sgéva: "terra r'm'nàda è menza b'v'ràda!". Ma, com iè iè, i n'zzòli d' Ciazza er'nu num'nàdi pâ ranna gual'tà!

Nâ 'nv'rnàda

Nâ 'nv'rnàda u giardìngh s' scauza, s' scipp'nu i faiddöi e nt 'nfussöngh, d' 50 p' 50 cm., s' ciant'nu com dësg bacchètti, s' tacch'nu 'mpönta p' félli drìtti, dop döi, trë anni crésc'nu. Ddöcch' s' ponu ddascè i rad'càdi e i faiddöi s' va ciànt'nu ad autri banni... mpùr ntô ménz dâ tròffa végghia, ma agn faiddöngh hada ess d'stànti. U giardìngh po' durè mpùr 150 anni, ma s'hada r'nnuvè...!

(tratto da Lucia Todaro, Tempi d' Ciazza - S'ttémbr 2010 - Cuntà dû zù Fulippu D' Sangh)