NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

sabato 31 agosto 2013

Grazie Agosto


Grazie Agosto

Grazie per i tramonti,
per i bei giorni di caldo sole,
per l'uva, i fichi e il melone.

Grazie per le tue stelle,
pei desideri che hai avverato,
in quelle sere che coi tuoi
sciami di San Lorenzo
ci hai incantato.

Agosto bello di sole e mare
di gran grigliate,
di feste e botti dei Santi tuoi
che le nostre vie han colorato
di volantini e di palloncini.

E tutti noi, grandi e piccini,
ci siamo accorti 
che le tue vesti son benedette
da quell'Assunta salita in cielo
che ci perdona e ci vuole bene.

Grazie Agosto, ci rivedremo
a Dio piacendo, se ci saremo.

Roberto Lavuri



I tornei di basket femminile / 4

La rappresentaiva dell'Italia schierata durante la premiazione, anni '60

Il dott. Pippo Incalcaterra premia il capitano dell'Italia, anni '60
Altre due foto degli indimenticabili tornei internazionali di pallacanestro femminile. Sullo sfondo il numerosissimo pubblico che assisteva durante i tre giorni del torneo. Subito alla sx del capitano della squadra italiana, mentre viene premiata dal dott. Incalcaterra, si scorgono l'avv. Gaetano Libertino (1922-1996) con gli occhiali e il prof. Nino Vullo (1925-1989), direttore per tanti anni dell'Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Piazza nonché autore di numerose guide turistiche illustrate in collaborazione col prof. Ignazio Nigrelli e il fotografo Bruno Battacchi. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

venerdì 30 agosto 2013

S. Veneranda potrebbe riaprire

Nella foto si nota benissimo il tetto della chiesa di S. Veneranda danneggiato
L'articolo di Roberto Palermo di mercoledì scorso 28 agosto 2013

Cavalieri Teutonici

Croce Teutonica

Croce Teutonica sopra il portale d'ingresso al chiostro del Carmine
L'Ordine dei Cavalieri Teutonici fu fondato ad Acri nel 1190. Era riservato ai nobili tedeschi che facevano voto di castità, povertà e obbedienza. Anche le donne avevano un ruolo attivo nell'assistere feriti e ammalati. Ma sull'attività assistenziale prevalse quella guerriera. Con il Gran Maestro Hermann von Salza i Teutonici acquisirono terre in Puglia e Sicilia mentre il loro campo d'azione si estese alla Prussia e all'Europa Nord-Orientale, contro i pagani del Baltico e i russi (che li fermarono). Osteggiati da Lutero, i Teutonici furono sciolti nel 1809 da napoleone e sono oggi canonici regolari. A Piazza abbiamo un'unica testimonianza di quest'Ordine Militare. Si tratta della croce scolpita sopra il portale ogivale d'ingresso al chiostro del Convento del Carmine (foto in basso). Consiste in una croce patente ovvero raffigurata da quattro bracci triangolari di cui quello inferiore più lungo nelle raffigurazioni araldiche, nel nostro caso poggia sopra un piedistallo. Tale simbolo rinvia almeno alla 1^ metà del XIII secolo la data di costruzione della torre (del Carmine), allorché l'Ordine Teutonico, favorito dall'imperatore Federico II di Svevia, si sviluppò nell'Isola in gran numero di commende (quella del Carmine fu venduta nel 1332 ai Carmelitani che vi fondarono il loro Convento dedicato alla SS. Annunciata). Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

 ►La prima parte è tratta da FocusStoria del luglio 2013, la seconda in corsivo da Storia Ecclesiastica della Città di Piazza Armerina di Litterio Villari 1989.

giovedì 29 agosto 2013

I tornei di basket femminile / 3

Rappresentativa della Cecoslovacchia, anni '60
Le atlete cestiste della Cecoslovacchia (prima della separazione nel 1993 in Repubblica Ceca e in Slovacchia) come potete ben vedere erano di "bassa" statura. A momenti sfioravano col braccio alzato il canestro, che come tutti sappiamo è posto 3,05 metri. Quando le vedavamo passare sembravano degli aquiloni biondi. Erano bellissime e irraggiungibili, non solo per l'altezza ! Se non sbaglio, mi sembra di riconoscere nella portabandiera a sx una ragazza che poi divenne collega di Educazione Fisica. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

A meffa



La Meffa è uno dei giochi più semplici e tradizionali che esistono. In italiano corrisponde al gioco dell'inseguimento o acchiappino. Del termine meffa non sono riuscito a scoprire un bel niente, ogni volta che su google cliccavo "meffa" mi collegava al cantante Neffa. Chissà, forse è di origine araba o ha qualcosa in comune con la muffa, boh ?! Il gioco non ha bisogno di attrezzi e consiste nell'inseguire e nel toccare dicendo meffa al compagno, che una volta toccato lo sostituisce nel ruolo. Se lo si vuole più divertente e sfiancante basta aggiungere giocatori, senza limite di numero. Mi ricordo che arrivavo a casa così stanco e sudato che, per non farmi rimproverare da mia madre, dovevo aspettare qualche decina di minuti dietro la porta per riportare nei limiti fisiologici tutti i parametri. Esistono molte varianti, una tra le tante è quella che toccando il compagno questi rimanga bloccato e fermo come da un incantesimo (infatti si chiama all'incantesimo), che potrà essere sciolto solo se toccato da uno degli altri compagni ancora "disincantati", se non ci risescono: il primo a essere stato "incantato" prende il posto di chi rincorreva a "incantare". Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it    

mercoledì 28 agosto 2013

Aspettando il nuovo Vescovo / 5

Mons. Saverio Gerbino V vescovo di Piazza nel 1872
Alla morte del IV vescovo mons. Sajeva nel 1867, la Diocesi fu retta, sino al 1872, dal Vicario Capitolare della Cattedrale il piazzese Benedetto Maria Trigona della Floresta, prelato dotto e assai stimato. Nel 1872 venne elevato vescovo di Piazza il caltagironese Saverio Gerbino (1814-1898) ex parroco nella parrocchia di S. Giacomo. Grande erudito celebrò nel 1878 il primo Sinodo Diocesano, ristrutturò il Seminario, accrescendovi il numero delle scuole con l'insegnamento delle scienze naturali, dandogli così un'impronta più moderna. Nel 1887 fu trasferito alla sede vescovile della sua città natale. Prima del trasferimento trasformò la chiesa di S. Domenico: la parte superiore in dormitorio e aule, la parte inferiore in grande magazzino poi autorimessa. Nello stesso anno giunse a Piazza il VI vescovo mons. Mariano Palermo. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 27 agosto 2013

Qui pro quo

 

Al concessionario aveva detto: 

"Mi raccomando, un coupé non esagerato !"

I tornei di basket femminile / 2

Rappresentativa dell'Italia, anni '60
L'avv. Ernesto Spadaro premia il capitano dell'Italia, anni '60
Eccovi altre due foto relative ai tornei di basket femminile che si svolgevano al campo Sant'Ippolito negli anni '60. Come potete vedere la partecipazione del pubblico era numerosissima.

lunedì 26 agosto 2013

San Bartolomeo Trigona

San Bartolomeo Trigona nella II cappella a dx in Cattedrale
Ho appreso da facebook (Maria SS.ma delle Vittorie) che il 22 agosto u.s. si è festeggiato "un santo dalle origini piazzesi San Bartolomeo Trigona". A tal proposito voglio riportare soltanto le ultime righe di uno studio fatto già nel 1956 dallo storico gen.le Litterio Villari. Il libretto, presente nella nostra Biblioteca Comunale, porta questo titolo Dell'origine del predicato di "TRIGONA" dato a San Bartolomeo di Simeri, monaco italo-greco, fondatore del SS. Salvatore dei Greci in MessinaSocietà Messinese di Storia Patria, Tip. D'Amico, 1956. Nella prefazione il Villari precisa che "le ricerche condotte con scrupolo e senza alcuna mania partigiana mi hanno però presentato una realtà diversa e lontana dalla mia prima credenza". E' ovvio che qui non posso riportare tutte le analisi sulle ricerche fatte nelle 43 pagine del volumetto del Villari, ma posso riportare le ultime righe:
"Pertanto dovremmo concludere che S. Bartlomeo di Simeri o di Trigona fu un greco-calabro e che non ebbe alcun legame di parentela con la normanna e nobile famiglia Trigona di Sicilia. A due membri di questa famiglia e precisamente al vescovo Matteo [ndr. Matteo Trigona vescovo di SR nel 1732] e al Rev. Padre Vespasiano [ndr. Vespasiano Trigona gesuita docente 1692-1761] spetta il vanto di aver diffuso nel sec. XVIII il culto del Santo in tutta la Sicilia Orientale. Con questa breve monografia non abbiamo voluto togliere un illustre e Santo personaggio ad una nobile ed antica famiglia, ma abbiamo inteso dare un modesto tributo alla Verità ed alla Storia. - Litterio Villari." Gaetano Masuzzo/cronarmerina  

In ricordo di un amico

N. H. Cav. Salvino Trigona di Rabugino, 1955


In occasione della scomparsa del caro amico di papà, Salvino Trigona, ti invio questa poesia tratta dal libro "Le mie memorie in versi" scritta  nel 1955 in occasione del suo 22° compleanno.
Ti prego di pubblicarla sul tuo Blog, per ricordare questo Nobil Uomo, buono e semplice e  forse per questo poco conosciuto.


Per il genetliaco di un amico
***
nel lieto dì dei tuoi ventidue anni
partecipo alla gioia del tuo cuore
e l'augurio di vivere cent'anni
con affetto ti faccio e con ardore.

Amico nella gioia e nel dolore,
ovunque cercherò la tua parola,
compagno nella vita e nell'amore
tu mi sarai laddove il pensier vola.

Vegli su te di Dio la provvidenza
finché luce vedran le tue pupille,
nè ti manchi la mia benevolenza.

Sorgan per te di questi giorni mille
a renderti felice l'esistenza:
un amico per te farà scintille

                    Salvatore Tigano


Piazza Armerina 27/04/55

P. S. Chi ha un alto culto dell'amicizia non può restare insensibile ai suoi affetti e alle sue gioie, se essa è sincera.

Aspettando il nuovo Vescovo / 4

mons. Cesare Agostino Sajeva IV vescovo nel 1846
Il IV vescovo di Piazza fu mons. Cesare Agostino Sajeva nato ad Agrigento nel 1794 e religioso di grandi meriti e virtù, ma devoto di casa Borbone. Nel 1849 a capo di una deputazione di nobili cittadini si portò a Caltagirone ove trattò col generale borbonico Zola la resa del distretto di Piazza. Nel 1859 inaugurò il Seminario presso l'ex convento dei Domenicani vuoto da decenni, alla cui istituzione concorsero il popolo di Piazza con un'imposta pro Seminario, la Fidecommissaria Cattedrale e il Municipio. Dopo qualche anno vi si traferirono anche la Curia e il Vescovado che avevano sede nell'attuale Museo Diocesano. Nel 1860 in seguito alla sollevazione della popolazione, poco dopo lo sbarco dei garibaldini, si ritirò nel convento dei Francescani di S. Maria di Gesù. Nel 1861 per un'omelia, con accuse alla politica anticlericale del Governo, tenuta in Cattedrale, gli venne perquisito l'appartamento nella vana speranza di trovare documenti compromettenti. Alla sua morte, avvenuta nel marzo del 1867, per evitare profanazioni alla salma da parte dei liberal-massoni piazzesi, venne tumulata in gran segreto in Cattedrale. Solo recentemente, grazie allo studio di antichi documenti d'archivio della Basilica (il Registro dei Morti redatto in latino), ne è stato individuato il sito presso la cappella dell'Annunciazione a dx dell'altare della stessa. L'11 agosto 2012 la cappella restaurata ha accolto le lapidi poste sopra i resti mortali di mons. Sajeva e del X vescovo mons. Vincenzo Cirrincione. Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

domenica 25 agosto 2013

Fontana Sotto S. Pietro / n. 11



Questa fontana, scolpita dall'artista Salvatore Martello (1948-2008), è posta proprio sotto la chiesa di S. Pietro ed è stata messa lì da qualche anno più che altro per "bellezza". Infatti, l'idea originaria, alquanto accettabile, sarebbe stata quella di abbellire quell'angolo, che il più delle volte era ricettacolo di cartacce e altri oggetti meno nobili. Certo, ora potrebbe essere tenuto meglio (notate come il mascherone sia stato imbrattato da qualche "buontempone") ma un passettino in avanti è stato fatto. Per quanto riguarda l'esercizio idraulico vero e proprio, da quella bocca aperta non è mai uscita una goccia d'acqua, e a me sembra che il mascherone abbia l'espressione di quello che messo lì guarda, osserva e, rimanendo allibito, dice "CU SU CÖSTI, MA UNNA M TROVU !?". Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Famiglia Rivarola

D'azzurro al leone d'oro. In campo un'aquila, spigata e coronata di nero in campo d'oro
Nell'XI secolo Bernardo Rosso di Chiavari (Liguria) ottiene il castello di Rivarolo vicino Parma da cui il cognome Rubeis de Riparola. La famiglia Rivarola nel XVI secolo si trasferisce in Sicilia con i fratelli Agostino e Pietro, nobili genovesi che nel 1560 ca. si stabiliscono a Palermo. Qui troviamo Angelo Rivarola barone di Rafforusso* e poi nel 1598 Pietro Rivarola barone di Rafforusso. A Platea nel 1621 Geronima Rivarola è baronessa di Rafforusso e finanzia le opere per la trasformazione dell'Oratorio di S. Anna, fondato nel primo decennio del '600 da Pietro Calascibetta, in chiesa. I lavori iniziano nella seconda parte del secolo e vengono ultimati grazie ai finanziamenti della famiglia Trigona nel 1745. Nel 1655 tra le dodici suore del Monastero (dal 1642) delle Agostiniane di S. Anna, c'è la sorella della baronessa Geronima, Francesca Maria Rivarola. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

*La contrada, una volta feudo Rafforusso, Rafforosso, Raffirosso, si trova a ca. 25 Km da Piazza sulla SS 117 bis per Gela, a 3 Km dall'incrocio con la SS 417 per Caltagirone/Catania. Insieme a tanti altri feudi, faceva parte dell'antico casale/contea di Garsiliato che nel 1230 fu tolto all'Università di Piazza da Federico II di Svevia, quando fondò la nuova terra (Terra Nova) di Heraclia (oggi Gela). Attualmente è sede di un'area attrezzata della Provincia Regionale di Caltanissetta.           

sabato 24 agosto 2013

La libertà

 

La libertà


La libertà è un mondo
non facile da conquistare.
Libertà è lotta, per le proprie idee,
è guerra contro l'oppressione,
il sacrificio della vita 
per amare, dare, ridere e parlare.

Libertà è sognare, volare,
essere o non essere, osare,
anche sbagliare, ma provare.
Libertà è potere non schiavitù,
dare senza pretese,
è poter vivere bene nel proprio paese.

Libertà non è dittatura,
non finisce e non inizia
perché uguale per tutti,
belli e brutti, sani e malati,
di colore e di razza 
e di religione diverse.
Senza alcuna discriminazione.

Roberto Lavuri

Aspettando il nuovo Vescovo / 3

mons. Pietro Francesco Brunaccini III vescovo di Piazza nel 1844
Il III vescovo della Diocesi di Piazza fu Pietro Francesco Brunaccini De Spucches dei principi di S. Teodoro. Nato a Messina divenne nel 1836 abate nel monastero piazzese di S. Maria di Fundrò della Congregazione Cassinese dei Benedettini. Fu eletto Vescovo di Piazza nei primi mesi del 1844 ma nel novembre del 1845 fu promosso Arcivescovo di Monreale lasciando il governo della Diocesi al prevosto Giuseppe Felice Lattuca. In merito al suo episcopato si evidenzia la profonda attenzione per gli indigenti. A Piazza esiste una via a lui intitolata accanto alla Pinacoteca Comunale, al Monte. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

venerdì 23 agosto 2013

I tornei di basket femminile / 1

Rappresentativa francese, anni '60

Vi ricordate che per ferragosto c'era l'immancabile e seguitissimo torneo di pallacanestro femminile. Si svolgeva al campo Sant'Ippolito sul parquet in "mattonelle" che se per caso cadevi, e a noi della pallavolo capitava spesso, ci lasciavi mezzo ginocchio! Le rappresentative venivano da tutta Europa, ma il tifo era sempre per la squadra italiana che sudava le fatidiche sette magliette contro le spilungone straniere. Ragazzone altissime, bravissime, biondissime e bellissime, che facevano sognare tutti i "tifosi" maschietti, che gustavano da veri intenditori tutti gli "schemi" tattici, prendendo persino degli "appunti" da proporre nei nostri "campionati"! Era difficile seguire i punteggi per le troppe distrazioni, non fuori campo, ma in campo. Colgo l'occasione prima di tutto per scusarmi di non averlo fatto prima e poi per ringraziare di vero cuore tutta l'Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di viale Gen.le Muscarà, per avermi dato la possibilità di recuperare tutte le foto sul palio degli anni '60 che vi ho proposto nei giorni scorsi. Prossimamente metterò qualche altra foto relativa al torneo di basket femminile di quegli anni. Spero che vi faccia piacere. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Buon compleanno Placia

L'altro ieri, mercoledì 21, in piazza Duomo il Sindaco, con tutta l'amministrazione comunale, ha posto questa lapide a memoria dell'850° anniversario (1163-2013) della ricostruzione della nostra Città. Nella lapide è stato riportato un brano dello storico gesuita piazzese Giovanni Paolo Chiarandà (1613-1701) dove si ricorda come la nostra Città fosse stata ricostruita dell'istesse pietre e materiali della destrutta PLUTIA o PIAZZA VECCHIA. Con tutto il rispetto per lo storico Chiarandà, bisogna precisare che in nessun diploma o altro documento di quel periodo, ovvero del XII secolo, è stata riscontrata la parola PLUTIA, bensì il primo termine è stato quello riscontrato in un diploma del conte Enrico Aleramico del 1122, dove si legge di un testimone tal Gausonis de Placia, e in un altro diploma del conte Simone Aleramico di vent'anni dopo, dove si legge Platza, cioè la pronuncia in greco del nome latino Platia. Per concludere, sempre in quel periodo, in un altro diploma dello stesso conte Simone del 1148, si legge il nome di Placea e nell'opera "Il libro del re Ruggero" scritta in arabo intorno al 1150 dal geografo arabo Edrisi, si legge 'Iblatasah (per il Villari), 'Iblatsah (per il Nigrelli), che non sarebbero altro che i nomi in arabo del nome greco Platza e di quelli in latino Placia e Placea. In un'altra occasione riporterò quello che ha scritto, abbastanza chiaramente, a tal proposito lo storico Litterio Villari nella sua opera del 1981 Storia della Città di Piazza Armerina. Gaetano Masuzzo/cronarmerina   

Aspettando il nuovo Vescovo / 2

mons. Pietro Naselli II vescovo di Piazza nel 1837
Il II vescovo della Diocesi di Piazza fu mons. Pietro Naselli dei principi d'Aragona nominato nel marzo 1837. Preposito oratoriano dei Filippini di Palermo, tenne l'ufficio pastorale solo per pochi mesi, fin quando nell'ottobre del 1838 Ferdinando di Borbone II re delle Due Sicilie (re bomba) lo volle Cappellano Maggiore di Corte a Napoli. Nel frattempo, sino ai primi mesi del 1844, la Diocesi fu governata dall'ausiliare piazzese mons. Vincenzo Velardita Arcidiacono della Cattedrale. Gaetano Masuzzo/cronarmerina  

giovedì 22 agosto 2013

Individuazione perfetta

Via Calogero Giarrizzo oggi, inviatami da Sergio Piazza
Via Calogero Giarrizzo oggi, a sx la galleria ferroviaria

La foto in basso è dedicata a Giovanni Piazza alias Giòmetrico, per fargli individuare quanto più possibile la via mostrata in bianco e nero mercoledì scorso.  

cronarmerina.blogspot

Un consiglio spassionato

 

Ogni volta che apro facebook mi appare questo riquadro con questa domanda: 

<< A cosa stai pensando ? >>

 

Io vi chiedo un consiglio:  

"ce r'spun vèrament pùru quànn ggh l'höia agri ?"

Cavalieri Templari


La sua tragica parabola di potere e morte lo rende forse il più celebre tra gli ordini cavallereschi legati alle Crociate. Nacque intorno al 1119 a Gerusalemme per iniziativa dei nobili franchi Ugo di Payns e Goffredo di Saint-Omer, che reclutarono un primo nucleo di connazionali per votarsi alla difesa dei pellegrini in viaggio verso la Città Santa. Impressionato dal loro zelo, re Baldovino concesse loro di acquartierarsi in un'ala del suo palazzo, situata sul presunto sito del Tempio di Salomone: i cavalieri, di fatto una sorta di polizia del regno, divennero noti come MILITIA TEMPLI. Il Concilio di Troyes del 1128 e successive bolle papali li confermarono nel doppio ruolo di monaci-guerrieri, con un vasto corredo di privilegi. Fondamentale la protezione di una delle più alte personalità religiose del tempo: l'abate cistercense Bernardo di Chiaravalle, che scrisse la loro regola e per il quale non c'era contraddizione tra i voti religiosi e l'uccisione di musulmani. I Templari non se lo fecero dire due volte: divenuti in pochi anni una forza d'élite, con la loro rossa croce latina furono una presenza temibile nei più celebri scontri, dove detenevano una posizione d'onore sull'ala destra dello schieramento. In parallelo le crescenti proprietà in Oriente e in Europa trasformarono i Templari in efficienti amministratori, grazie a una capillare struttura di province e precettorie. I Templari potevano sposarsi ed erano organizzati in cavalieri, sergenti e cappellani. Le loro ultime prove di valore non impedirono la disfatta cristiana; orfani della Terrasanta e incapaci di reinventarsi un ruolo in Europa, si concetrarono sulla gestione del loro patrimonio. Edificarono chiese e castelli, anticiparono l'agricoltura intensiva, crearono la più efficiente rete bancaria del Medioevo, prestarono denaro ai re: in una parola, divennero una potenza economica.Il re di Francia Filippo il Bello, a corto di denaro, d'intesa con papa Clemente V istituì tra il 1307 e il 1314 un grande processo contro i Templari e ordinò confische e arresti in massa. Il processo portò molti cavalieri e il gran maestro Jacques de Molay al rogo, con le accuse di idolatria, eresia e sodomia. Nell'aprile 1312, infine, la Bolla Vox in Excelso decretava la "irreformabile e perpetua" soppressione dell'ordine più controverso. (Tratto da FocusStoria, luglio 2013)

*A Piazza non abbiamo avuto sedi di questo Ordine Cavalleresco se non dopo che i Cavalieri Ospedalieri di S. Giovanni Battista con sede nella Commenda accanto alla chiesa di S. Stefano, avessero ereditato, in seguito all'abolizione dell'Ordine avvenuto nel 1312, la Casa Templare di Aidone comprese le pertinenze di quella di S. Maria del Tempio a ca. 4,5 Km. a Sud-Est dell'odierna Mirabella Imbaccari. Per saperne di più in proposito potete cliccare sulla foto a fondo pagina con la mia ricerca Il cavaliere templare-beato Gerlando de Alemanna. Unico stemma presente a Piazza si trova nella II cappella a sx della chiesa di S. Pietro, nella tomba del Cavaliere Templare Desiderio Sanfilippo duca delle Grotte nel 1648. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

mercoledì 21 agosto 2013

Pietre & Stelle

 

Ripresa da facebook vi propongo questa locandina dedicata agli appassionati di archeologia e astrofisica. Infatti, oltre alla ZAT - Zona Artistica Temporanea dell'artista Donatella Capraro dal 23 al 25 agosto p.v., la Villa Romana accoglierà Domenica 25 agosto un evento per gli appassionati di archeologia e astrofisica, chiamata Pietre & Stelle - Festival di Archeoastronomia, all'interno del peristilio ovoidale e sarà dedicato all'Astronomia dell'Antica Roma.

Premio Nobèl


Io proporrei il costruttore di questo mezzo di trasporto per il premio Kyoto per la Tecnologia, una sorta di premio Nobèl ! 

Chissà, forse producendo questo modello la Fiat potrebbe ripensarci  su Termini Imerese !

*Prego notare la grossa batteria di trattore sotto il carrello della spesa. Più ecologico di così ?!

Com'erano le nostre vie

 

INDOVINATE DI CHE VIA SI TRATTA

Ebbene sì, è la via Calogero Giarrizzo al Casalotto negli anni '40 ! 

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Aspettando il nuovo Vescovo / i primi 2 Delegati

Filippo Maria Trigona I Delegato della Diocesi di Piazza nel 1818

La Diocesi di Piazza fu eretta con la bolla pontificia Romanus Pontifex il 3 luglio 1817 da papa Pio VII dopo una richiesta inoltrata da re Ferdinando IV già nel 1805. Dall'erezione alla nomina del I Vescovo nel 1819 (mons. Girolamo Aprile Benso), furono nominati 2 Delegati o Vicari Apostolici piazzesi per la nostra Diocesi. Il primo nel 1818 fu mons. Filippo Maria Trigona Bellotti (1735-1824) dei baroni di Imbaccari Sottano/Terra di Mirabella e S. Cono già vescovo di Siracusa dal 1807. Il secondo per pochi mesi del 1819 fu mons. Gaetano Maria Trigona Parisi (1767-1837) dei baroni di Sant'Andrea già vescovo di Caltagirone nel 1818 sino al 1833, quando fu elevato ad Arcivescovo di Palermo. L'anno successivo divenne cardinale, ma morì tre anni dopo di colera a Palermo. A Piazza a lui è intitolata la via Trigona Cardinale nel quartiere Casalotto. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 20 agosto 2013

Libro nel Chiostro dei Gesuiti


Mani giunte

 

Ho ascoltato il tuo cuore


Osservando le stelle
in questa notte d'agosto
ho sentito una voce
rimbalzare nel cielo.

Nel silenzio ho congiunto le mani,
ho pregato il Signore. 
Se d'avvero l'amore è incantesimo
fatto di luce e di sogni,

ti chiedo 
fai che i talenti che doni
per grazia in natura
ci tengan per mano
in questa vita tua serva.

Signore stasera ho ascoltato il tuo cuore,
il suo battito come il mio battito
ha scandito i minuti,
dove vanno i miei pensieri
scolpiti dal vento.

Giocano come angeli
nella mia mente.
Tutto si traduce in poesia,
il sentimento più vivo 
che penetra in cielo
cade nel cuore di dolci fanciulle.

Roberto Lavuri


Fontana Sotto Dommartino / n. 9


Facendo la circonvallazione, proprio sotto la strada, in direzione dei resti della chiesa di Dommartino, in cima al quartiere Casalotto, si trova la IX fontana del nostro censimento piazzese.

 

www.cronarmerina.blogspot.it

lunedì 19 agosto 2013

Aspettando il nuovo Vescovo / 1

mons. Girolamo Aprile Benso I Vescovo di Piazza nel 1819
Girolamo Aprile Benso è il primo Vescovo (dal 1819 al 1836) della nuova Diocesi di Piazza. Nato a Caltagirone nel 1760 fu nominato prevosto della Collegiata di San Giuliano e parroco della Chiesa Madre di quella città. Nominato Vescovo di Piazza nel 1819 ebbe l'onore e l'onere di impiantare le strutture diocesane e di avviarne la formazione dotandola di una propria fisionomia. Di particolare ingegno e cultura, riuscì a mettere ordine, grazie ad un regio decreto, nei rapporti con le autorità civili per i matrimoni definiti di "coscienza". Mosso dall'amore per la pastorale, guidò personalmente la sistemazione e l'organizzazione delle chiese filiali dell'unica parrocchia allora esistente, la Cattedrale, le cui anime furono affidate al prevosto. Morì a Enna nel 1836 dove venne seppellito nella Chiesa Madre, ma nessuna lapide ne indica la tomba. Già nel 1834, per curare una sua grave malattia e per la tarda età, aveva ottenuto un ausiliario nella persona del piazzese mons. Vincenzo Velardita, vescovo titolare di Gortina (isola di Creta). (tratto da Annuario diocesano, Diocesi di P.Armerina, Ed. Lussografica CL, 2011) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Cavalieri di S. Lazzaro



I Cavalieri lebbrosi di San Lazzaro

Il primissimo sito dei Cavalieri di San Lazzaro era un antichissimo lebbrosaio fuori dalle mura settentrionali di Gerusalemme nei primi secoli dell'era cristiana, posto sotto protezione di San Lazzaro (mendicante lebbroso protagonista della Parabola di Gesù: Lazzaro e il ricco Epulone). Erede di quella tradizione, l'Ordine omonimo si costituì nel 1099, restando comunque legato alla cura della lebbra (malattia infettiva e cronica con lesioni cutanee considerata la malattia più antica del mondo); se Templari e Ospitalieri contraevano il morbo dovevano infatti lasciare i loro confratelli e unirsi ai lazzariti. La presenza di uomini d'arme che la lenta progressione della malattia rendeva ancora efficienti, stimolò una rapida militarizzazione dell'originaria struttura ospedaliera e la suddivisione in cavalieri e in frati serventi dedicati alla cura dei malati. Combatterono valorosamente e la loro attività umanitaria si guadagnava le donazioni di potenti benefattori, primo fra tutti il re di Gerusalemme Baldovino IV: per il giovane sovrano, salito al trono già malato di lebbra, i confratelli di San Lazzaro furono indispensabili. Dopo la caduta di Gerusalemme del 1187 Saladino, impressionato dalla loro opera, mise l'Ordine sotto la sua protezione. I cavalieri lebbrosi adottarono come simbolo una croce verde: colore tradizionale degli ospedali ma anche dell'islam, forse in omaggio a quel degno avversario. Posti sotto la Regola agostiniana, furono riconosciuti nel 1255 da papa Alessandro IV. Nel frattempo si erano spostati ad Acri, che nel 1291 contribuirono a difendere strenuamente finendo sterminati. I pochi lazzariti superstiti ripiegarono con altro ordini su Cipro e quindi in Europa, presso i priorati fondati in vari Paesi: quello francese di Boigny, vicino a Orléans, fu a lungo sede del Gran Maestro. Col tempo la generale e graduale scomparsa del morbo, anche per merito delle loro strutture, stemperò il doloroso legame personale tra la lebbra e i cavalieri, che si buttarono sulla guerra navale nel Mediterraneo contro i corsari. A partire dal XVI secolo diversi pontefici tentarono di fonderli con gli Ospitalieri, ma queste disposizioni rimasero lettera morta fino al 1572, quando papa Gregorio XIII decretò la soppressione dell'Ordine e la sua fusione con l'antico Ordine di San Maurizio e Lazzaro, affidato alla dinastia sabauda. Il ramo francese dei lazzariti, che si era opposto allo scioglimento, fu unito da re Enrico IV a un'altra compagine cavalleresca, diventando nel 1608 l'Ordine di San Lazzaro e di Nostra Signora del Monte Carmelo. Abolito nel 1790 con la Rivoluzione e ricostituito dalla Restaurazione, si estinse definitivamente nel 1830. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

*Tratto da FocusStoria, luglio 2013.

domenica 18 agosto 2013

Un piazzese minatore


A proposito dei tanti Italiani, Siciliani e Piazzesi andati in Belgio a lavorare nelle miniere, Armando Caltagirone mi ha spedito questa foto di suo zio in primo piano all'uscita da una miniera negli anni '60. Come si vede, il morale, nonostante tutto, non era pessimo anche perché la vita che si era dovuta lasciare a oltre 2.200 Km più a Sud non era così migliore ! Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

Famiglia Nicastro

D'argento alla banda formata da fusi di nero
Della famiglia Nicastro o Neocastro sino al XVII secolo non abbiamo nomi di piazzesi. Infatti, nel 1282 Bartolomeo Nicastro è giudice a Messina con re Pietro d'Aragona. Nel 1584 Basilio Nicastro è vice portulano (sovrintendeva alla custodia del porto) di Messina. 1638 Giovanni Antonio Nicastro è barone di Moschitta (nel territorio di Caltagirone). 1650 Vito Nicastro è Regio Maestro credenziere dei tarì della secrezia di Siracusa. Il primo piazzese che ci risulta è Padre Giuseppe Nicastro che nel 1697 è docente nel Collegio dei Gesuiti di Platia e l'anno seguente ne è il rettore. 1711 Paolo Francesco Nicastro è barone di Moschitta e senatore, sindaco e patrizio a Caltagirone. 1904 Filippo Nicastro acquisisce il titolo di barone di Lago. A Piazza esiste soltanto uno stemma di questa famiglia e si trova sull'arco di un portone d'ingresso in via Santa Chiara 21. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

sabato 17 agosto 2013

A te, bella Città

 

A te Piazza Armerina


Camminando tra i vicoli stretti ho sentito
il profumo di fiori di erbette spontanee.
Son sceso pian piano alla piazza,
i miei passi rallento mi volto e ti osservo,
che dolce mio giubilo, il cuore mi infiammi d'amore.

Silenziosa e superba ti ergi maestosa nel cielo e lo sfiori,
e da quella tua mole si sente suonar le campane
festanti come il ritmo del tuo cuore Maria SS. delle Vittorie.

Che luoghi stupendi son questi
l'incanto mi parla.
Racconta la storia di questa città millenaria,
di chiese e di antichi palazzi,
barocchi, tardo medievali.

Dominii arabo normanni, stili catalani
e del nobile Conte Ruggero
che ti liberò dai Saraceni.

Sei un piccolo mondo
il mio paradiso Armerina,
tra le città più belle
al tuo nome la gente s'inchina.  

Roberto Lavuri

Fontana c/da Ronza / n. 8

 

Eccovi l'8^ fontana, è quella di contrada Ronza, a poche centinaia di metri dalla grande area verde attrezzata "Parco Ronza" a 8 Km. ca. dalla nostra Città.

venerdì 16 agosto 2013

Cavalieri del Santo Sepolcro

Stemma dei Cavalieri Custodi del Santo Sepolcro
Chiesa e Priorato di Sant'Andrea
Anche l'Ordine del Santo Sepolcro nacque con la prima crociata. Quando nel luglio del 1099 i cristiani conquistarono la Città Santa, la guida del nuovo dominio fu offerta a Goffredo di Buglione. Questi applicò la propria qualifica di advocatus (difensore) Sancti Sepulcri ai suoi cavalieri e fondò una milizia per sorvegliare la Chiesa del Santo Sepolcro, trovata dall'esercito cristiano in stato di abbandono. Come emblema i "guardiani" adottarono quello del pio Goffredo: una croce centrale con 4 croci più picocle tra i suoi bracci, a evocare le 5 piaghe di Gesù crocifisso. Nell'agosto dello stesso 1099 l'Ordine del Santo Sepolcro, che la tradizione voleva composto all'inizio di soli 50 uomini, partecipò alla vittoria di Ascalona sui musulmani fatimidi d'Egitto. Presto un capitolo di canonici dediti alla cura delle anime e a opere di pietà si affiancò ai veri e propri militi del Santo Sepolcro, sempre più numerosi. Nel 1113 arrivò l'imprimatur papale; la regola era quella agostiniana. In obbedienza al patriarca latino di Gerusalemme, i cavalieri alternavano gli originari compiti onorifici a un'assidua attività militare. Nel 1291 i paladini del Santo Sepolcro si dispersero nei loro priorati, sorti nel frattempo in Europa. Nel 1489 papa Innocenzo VIII dissolse l'Ordine in quello degli Ospitalieri; ma la decisione fu annullata dal successore Alessandro VI Borgia, il quale prescrisse anche che fosse il custode francescano di Terrasanta a creare nuovi cavalieri "sulla pietra del Sepolcro". Quest'Ordine fu ripristinato nel 1847 da Pio IX, che lo riformò e lo pose sotto la tutela diretta della Chiesa: un papa, Pio IX, ne divenne gran maestro. Nel 1949 Pio XII conferì ai Cavalieri del Santo Sepolcro la personalità giuridica di diritto canonico, con sede legale in Vaticano. Gli scopi dell'Ordine sono oggi sostenere materialmente la presenza cristiana in Terrasanta e alla sua guida c'è un cardinale nominato dal pontefice. Delle Crociate conserva il celebre motto latino medievale: Deus lo vult (Dio lo vuole).

* Di questo Ordine a Piazza esiste la chiesa di S. Andrea mentre del cenobio non vi è più traccia. Costruiti nel 1137 ca. nel 1261 papa Urbano IV dichiara che il Priorato è tenuto a dipendere esclusivamente e direttamente dal Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1495 papa Alessandro VI riconosce il priorato di S. Andrea come bene ecclesiastico di regio patronato, pertanto il priore sarà eletto dal Re godendo del privilegio di sedere al XXXV posto nel Parlamento di Palermo. Nel 1892 il cenobio, dove vivono 1 custode, 4 cappellani, 1 sagrestano e 1 inserviente, viene ceduto al Comune di P. Armerina per istituirvi un ospedale. Nel 1907 il sacerdote e storico Calogero Minacapelli è l'ultimo Gran Priore nominato dal Re d'Italia perché, nel 1930, il sacerdote aidonese Giuseppe Velardita, è nominato dal vescovo. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

*Le notizie della prima parte sono tratte da FocusStoria, luglio 2013.     

Alta tecnologia

 

  Mi ricorda qualche modello FIAT !

Mostra dei Palii

A chi volesse vedere 8 Palii delle precedenti edizioni consiglio di visitare la mostra pittorica alternata da tavole storiche dedicate ai Guerrieri venuti dal Nord. La mostra, che fa parte del progetto Rccòntan...Do...Mi, è ospitata al piano terra del Museo Diocesano ed è stata allestita dall'Associazione MOYSIKOS di Piazza Armerina con il patrocinio dell'Assemblea Regionale Siciliana. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

giovedì 15 agosto 2013

Preghiera alla Nostra Madonna



Preghiera a Maria SS. delle Vittorie

Ho pregato con te Maria
e mi hai dato la pace.
Il mio cuore ha cercato il tuo
e un umile pensiero è penetrato
in fondo all'anima, consolandola.

Il tuo viso sincero e schivo
ha incantato le genti.
Senza inganni hai trionfato sul male,
Maria Santissima delle Vittorie.

Ruggero il normanno giurò fedeltà
con grande coraggio in battaglia
al suo fianco portò il tuo vessillo
per la vittoria, per Piazza, per la Sicilia.

Con la lancia in resta
la spada innalzasti contro i Saraceni
e in ogni tempo ci liberi dal male.

Esercito potente, icona della nostra pace,
ho pregato con te Maria
per i deboli e per i nemici, per chi soffre,

e per chi non t'ama,
perché tu sola Madre del Messia
puoi ottenere grazie e perdono.

Solo tu, donando 
al Signore nostro la preghiera,
ridai il sorriso a chi già non l'aveva.

Roberto Lavuri

Anche i meriti

Mi sembra giusto sottolineare qualche merito della nuova amministrazione comunale: i cassonetti della spazzatura vengono svuotati ogni notte. In questo modo sono stati eliminati quei panorami indecenti che ammiravamo nelle settimane scorse. Complimenti e che sia la prima di tante iniziative positive... speriamo ! Gaetano Masuzzo/cronarmerina


U quinn'sg d'Aöst

15 Aöst 1962
Con la processione e il ritorno in Cattedrale intorno alle 23:00 del Glorioso Vessillo di Maria SS. delle Vittorie, si concludono le feste dell'Agosto Armerino e con esse le ferie dell'emigrante, costretto a tornare, a malincuore, la sera stessa del 15 agosto. La valigia è già pronta subito dopo â bummiàda. Il poeta in questa poesia in lingua gallo-italica ne coglie la malinconia.

U quinn'sg d'Aöst


Ciannàn Madonna 'n cèlu
a tanti 'nt l'öggi ggh' cala 'n vèlu.
'Ntra staséra e dumàngh
u förestér torna dduntàng.

U témp d' npatri e 'n gloria
â Madonna dâ V'ttoria
e u fö dâ stagiunàda
d'vénta frédd d'nv'rnàda.

Câ bummiàda
a valig' è pronta, taccàda.
F'nì a maschiàda !
Cumenza a Traviàta.

'N'uggiàda 'mpannàda ad amisgi e parént'
a paròdda s' nz'rragghia nû dént.
Sv'ntulia u m'caör
p' muccè scuncert e d'lör

e u n'vett ch' p'cchiulia
döna ad â partenza u via.
U viàgg è ddöngh cu cör 'mp'natù
s' coggh' a stràta p' annè a fér u mù.

... E zzà, a Ciàzza, a part, d' dumàngh
ggh'è cu spetta, arréra, a v'nua dû figgh dduntàngh.

Tanino Platania

(dalla raccolta Pénz e dì, Ed. Paruzzo, CL, 2010)

Lancia in resta

Particolare del Palio vinto dal quartiere Castellina nel 2007

Sono le parole rivolte da un cavaliere al suo cavallo nel momento in cui sta per spronarlo contro il Saraceno. Nello spasimo del momento, tutte le energie sono raccolte, la tensione è al massimo, eppure il pensiero dominante del cavaliere, simbolo del Ciaccës di sempre, è quello di poter essere degno figlio di Maria e cittadino onesto, in ogni prova della vita.

Avanti… lancia in resta !

Giugiù…strönfi…zappï
t’ vé ch si smaniös…
u söi qual è camòra u to d’sï
ma söi purànchi ch’ si giud’ziös…!

U sö è nch’rch’rìddu…
suóma tutti döi nzìna ntê naschi…
oh quant è dözza l’égua dû Capìddu
b’vùa a b’v’rôngh sötta dî fraschi!

Ma aói è festa ranna, festa d’ d’vuziöngh,
sf’làda dî quartèri e cunf’siöngh,
dami, fanti, nutabuli ‘mbardàdi…
e quant gent a munzèu viàdi!

Tu u védi d’ dduntàngh u Saracìngh…!?
U védi…? Cö è mpùpu ch’ f’rrëa!
U Saracìngh ormài nan è ciù ièu…
ma tanti ch’hanu u cor com ô féu!

A cösti öma fè cad a ungh a ungh…
cu a scusa ch’ t’röma ô Saracìngh…!
Adaccuscì v’nzöma agn r’sìa
e simu ndégni figghi d’ Maria!

Chi su l’armìggi, a lancia o mpùr a mazza
ch’ fanu véd l’amör pâ nostra Ciazza...!?
Nan’ s’ r’dùsg ô  giö d’ menzaöst
unna z’rcöma a forza u prìm post!

Cert l’haia capùt u mi dìscörs…
cu tutt ch’ si cavàu e iè patröngh…!
U paliu nostr hada ess na prièra…
na scampaniàda ddönga,forta e vera!

Eccu… sòn’nu i trömmi!
‘Ncavëzza a tamur’niàda ncav â rocca !
Ggh’ sìmu…a gniàutri tocca…
Lancia in resta…s’ sent…!

Giugiù vulöma fort com ô vént…
L’haia capùt chi è p’ gniàutri a festa:
a val’ntézza véngh d’ ntô cor…
e dura tutta a vita u so calör !

Lucia Todaro