NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

martedì 31 dicembre 2013

Un blog di AUGURI

Con l'844° post il blog CRONARMERINA 

Vi augura un magnifico 2014 da trascorrere insieme per altre 96.000 volte,

con qualche Euro in più, ma soprattutto in ottima salute.

La via Francigena 1 / La Smarrita

La via Francigena
  La Smarrita
1600 chilometri, 33 città, 79 tappe religiose: questa è la carta d'identità della via Francigena, la spina dorsale dell'Europa, una strada lungo la quale, per centinaia di anni, torme di pellegrini hanno caracollato alla volta dei luoghi sacri della cristianità. Il tracciato, disegnato nel 990 dall'arcivescovo Sigerico e ricostruito dalle note del viaggio che intraprese alla volta della Città Eterna, univa Canterbury a Roma e si snodava in un percorso che attraversava ogni tipo di territorio, valle, palude, bosco o valico montano che fosse. Non deve essere stato semplice per i viandanti avventurarsi per quel sentiero e affrontare le asperità del viaggio, per cui, supponiamo, sia stata necessaria una forte dose di temerarietà e, soprattutto, una fiducia incondizionata nella Provvidenza. Tale fiducia sarà stata messa a dura prova in più di un'occasione, soprattutto quando le tenebre coglievano il pellegrino ramingo sulla via, magari in luoghi poco salubri e in cui l'orientamento era reso difficoltoso dalla natura ostile del paesaggio. Per tacere della minaccia rappresentata da viandanti di diverse inclinazioni, che bazzicavano quelle stesse lande animati da uno spirito non propriamente caritatevole. In siffatti frangenti la Provvidenza era aiutata da strumenti un po' più prosaici, sulla validità dei quali i pellegrini non devono aver storto il naso. E' il caso della Smarrita, la campana che al calar della sera o nelle giornate nebbiose lanciava rintocchi per richiamare a un luogo sicuro coloro che ancora si attardavano per la via. Il suo suono rivelava ineluttabilmente la  presenza nelle vicinanze di un ostello o di un ospizio, a cui si associava la promessa di un pasto caldo e di un rifugio per la notte. Ai pellegrini, l'eco di quel rintocco deve aver suscitato lo stesso conforto che prova il naufrago nello scorgere la luce di un faro in una notte tempestosa. E' proprio questo lo spirito che si coglie leggendo l'iscrizione incisa in uno degli esemplari giunti sino a noi: Audiet incertus trepidus signa viator gressuque erratos corriget ipse suos = il viandante confuso e trepidante sentirà i miei rintocchi e da solo potrà correggere i suoi passi sbagliati. (tratto da G. Staffa, 101 Storie sul Medioevo, N.C.Ed.) (continua) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Era chiamata così perché i pellegrini provenivano soprattutto dalla Terra dei Franchi valicando le Alpi dalla Val di Susa. Era chiamata anche Francisca o Romea (perché portava a Roma).

lunedì 30 dicembre 2013

Un po' di rigore

Stanotte è rientrato tardi. Non parteciperà al veglione di capodanno !

Scapo-lamenti

George Clooney, famoso scapolo di 52 anni
Massì, innalziamolo il livello artistico di sto blog! Lo so, ca è già iautu, ma si l'artizza è menza biddizza, si pò sempri pruvari a scuncicari l'autra menza. E se alla menza latata dell'innalzamento poetico-sentimental-cultural-passionale ci penza già una combriccola di validi poeti, io provo a innalzar la menza demenziale e sorridente. E non so se mi sono capito! 
Giòmetrico

<<< dedicata a tutti gli "sfortunati" scapoloni, come quello nella foto >>>

Addiu, Lucì

T'aiu a lassari e sugnu signurinu,
fiùriti nzammà furra spusatu.
Si già mi susu a stentu, ogni matinu,
spusatu furra tunnu cunzumatu,
pi quantupoi, a via di trallalleri,
chiù cunzumata furra me' mugghieri.

Eh sì, la cammurria matrimuniali
è cosa certa e certu risaputa
ma chista mia, ca mai misi fadali,
è libertà tanticchia scunchiuduta
ca quannu appoi mi curcu e calu schinu
m'abbrazzu sempri e sulu co' cuscinu.

Ma poi m'addormo e tuttu allura sfuma,
sulità, santità, Luciedda cara,
pirchì la cunvivenza appoi cunzuma
e u picca duci sbùmmica all'amara,
mentri la nostra, singula e perfetta,
è la valenza di la vita schetta.

E allura addiu ti dissi, oh mia Lucia,
è camurria ca nun s'ammisca, chista.
Si' camurria buttana accomu sia
fa d'ogni cunvivenza malavista
nui nni salvamu, beddi e sularini
cu li manu vacanti e l'occhi chini.

Ognunu assicutannu fantasia
ognunu rancurannu abbuttamenti
ma cu scienza e cuscienza ca sta via
salva fìcatu e cori e sintimenti.
E chiddu ca putiva e ca non fu
è "quello che non colsi". U megghiuecchiù.

Giòmetrico

domenica 29 dicembre 2013

Traduzione per smartphone

Qualcuno mi ha segnalato l'impossibilità di leggere la traduzione della poesia Bön Natali, Gesù! sul proprio smartphon. Eccovela immediatamente riproposta in una forma più fruibile (almeno spero).

Buon Natale, Gesù!

Buon Natale, Gesù!
Dal poveretto intirizzito,
che dorme in un portone...

Buon Natale, Gesù!
Da chi, straziato dalla malattia,
senza più lacrime e senza più voce,
 è stanco e stravolto di portare la tua croce...

Buon Natale, da chi fa festa
e chiude la sua porta a chi resta
abbandonato, in mezzo ai guai,
col desiderio di una morte che non arriva mai...

Buon Natale, Gesù!
Non si contano più
le croci e i calvari
delle madri affrante dal dolore!...

Con le pance gonfie di niente,
vanno piangendo al vento
neri angioletti senz'ali...
chissà se arriveranno a un altro Natale!

Tanti auguri, da chi è in guerra
col Cielo e con la Terra...
da chi è solo, disperato e non ce la fa più...
Buon Natale, Gesù!

Aldo Libertino


Famiglia Cammarata

Di rosso alla banda d'argento accompagnata da due gigli d'argento
Il nome della famiglia Cammarata deriva probabilmente dal greco bizantino Kàmara = stanza a volta o grotta, e potrebbe essere nato per indicare la zona di provenienza dopo un trasferimento spontaneo o forzoso. La città di provenienza potrebbe essere quella dell'antica Erbesso, situata nell'odierna Montagna di Marzo. Infatti, il nome Erbesso deriverebbe da erebos sinonino di "grotta", tanto che Alceste Roccella nel 1882, scriveva Il castello di Ghiran e delle Grotte estolleasi sulla vetta di Monte di Marzo. Gli arabi appellarono quel Municipio, a causa delle grotte, il paese delle 40 grotte o le Grotte di Karkun. 
_________________

Nel 1282 Anastasio de Cammarata è il primo della famiglia Cammarata e lo troviamo tra i 101 nominativi di militi e/o nobili presenti nel vasto territorio di Plasia. Facendo un salto di 300 anni nel 1560 registriamo Gregorio da Cammarata (?) Abbate del monastero di S. Maria di Fundrò. Dopo due secoli, nel 1781, nasce Domenico Cammarata* che, al dire di Alceste Roccella, fu "amatissimo della terra natale e profondo conoscitore delle cose patrie." Nel 1817 Domenico insieme ad altri concittadini fonda una "vendita" della Carboneria ma, scoperto, fugge a Messina. Gli anni successivi, pur essendo un rivoluzionario-antiborbonico, viene sempre eletto dai Piazzesi Decurione (consigliere comunale) e nel 1837, al tempo dell'epidemia colerica, di notte, rischiando l'arresto, si porta nei vicini Comuni per acquistare grano per la povera gente piazzese. Sempre nel 1837 fa parte della commissione comunale per la scelta di un terreno idoneo per cimitero e nel 1839 di quella per attuare una Biblioteca Comunale alla quale dona i primi libri, pubblicando, nel frattempo, importanti articoli sulla Storia di Piazza. Nel 1848 contribuisce al prestito al Parlamento Siciliano in vista della guerra contro i Borboni. Nel 1861 dal Governo Sabaudo è prescelto quale direttore provvisorio delle Nuove Scuole di Piazza (ginnasio e scuola tecnica) e nello stesso anno propone la specifica "Armerina" da aggiungere a "Piazza". Domenico Cammarata muore nel 1865 e il Consiglio Comunale del tempo pone il suo ritratto nel salone senatoriale del Palazzo di Città. Nel 1848 Callisto Cammarata è tra gli 847 componenti rivoluzionari della Guardia Nazionale di Piazza. Nel 1860 Modestino Cammarata è tenuto sotto stretta sorveglianza dai Borboni. Nel 1861 e nel 1865 Federico Cammarata è Assessore della Giunta Comunale. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Il notaio Remigio Roccella (1829-1916) "u patri da ciaccësa poesìa" gli dedica questo sonetto:

Cammarata cu fu? Fu 'ncr'stiàngh
seriu, dott, nurà, fingh e sàvù;
fu u ciu rann e fomös paisangh
e d' tutti i Ciaccësi u patri fu.

Ggh'è u so r'tratt ch' par de Raffièu
ed è p'zzà na sala Comunau.
Quann ggh'annè, dd'vev'ggh u capèu!

(tratto da L. Villari, Cittadini Illustri, Commemorazioni Dattiloscritte, P. Armerina, 1996)


sabato 28 dicembre 2013

Fontana Villa delle Meraviglie / n. 25



Altra fontana della Villa delle Meraviglie. Ha un perimetro ottagonale ed è molto più antica della precedente n. 24, che è situata a qualche metro di distanza. Tutte le fontane, in mezzo al verde, rendono il sito molto fresco e accogliente anche in estate, quando la zona del Casale è tra le più calde, perché a Meridione rispetto al centro abitato vero e proprio.
Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Oggi convegno sul turismo

Oggi alle 17:00 presso la Casa della Cultura in via Garibaldi, 7 si svolgerà un convegno sul "Turismo, risorse e prospettive di Piazza Armerina" a cura dell'Associazione Culturale Ager


venerdì 27 dicembre 2013

Na rosa cìncu lìri

"Per dimostrare quanto la figura di Carmelo Procaccianti (p'rp'töngh) sia entrata nell'immaginario collettivo, senza escludere i giovani, circa due anni fa i "Taverna Umberto I" hanno musicato con bravura, un mio testo in dialetto siciliano, ispirato proprio a lui, dal titolo Na rosa cìncu lìri."  
Lucia Todaro

Na rosa cìncu lìri

Nuddu sapiva qual era lu so nomu.
D'unna viniva e quannu era nasciutu.
Estati e nvernu lu stissu era vistutu
firriava comu un gattu di iurnata.

Capiddi e barba longhi e mpidugghiati
scarpi di pilu e pezzi nturciniati.
Lannetti arruginuti pi sarvari
tozzi ammuffuti di pani pi mangiari.

Rit.: E li carusi vidennilu a passari... lentu lentu
ballannu appressu, lu facivanu nesciri di sentimentu.
E a smaccu s'ammuciavanu darreri ê cantuneri
gridannu forti forti "na rosa cincu liri!"
gridannu forti forti "na rosa cincu liri!"

A sentiri sta vuci iddu arraggiava
ma nuddu lu capiva chi diceva. 
Paroli di misteru e di cunnanna,
di sdegnu e ribellioni la chiù ranna.

Pigghiava petri e all'aria li ittava,
comu un ciclopu ca nenti chiù vidiva.
Cussà cu era ca tissiva la sorti,
ca ci faciva patiri sti torti.

Rit.: Quannu spingeva l'occhi pi fissari
a chiddu ca lu stava a taliari
pariva di l'Olimpu un diu anticu
pirchì di tutti... era amicu e nimicu...
pirchì di tutti... era amicu e nimicu...

Durmiva sutta n saccu â galleria
ittàtu tutta a vita a strania.
Faciva l'umbra ma umbra nun era
e lu capimmu quannu chiù nun c'era.

Chiù sulu fu u paisi senza iddu.
Fu comu si sparisci un picciriddu
 e ancora oggi nun si po capiri.
chi voli diri 'na rosa cìncu lìri'
chi voli diri 'na rosa cìncu lìri'.


giovedì 26 dicembre 2013

IV edizione libro del Villari


  Domani, venerdì 27 dicembre, alle ore 18:00 presso il Museo Diocesano, sarà presentata la IV edizione del libro su Piazza Armerina del gen.le Litterio Villari. Io, che a forza di consultarla, ho consumato la II edizione del 1981, posso dire che è l'evento dell'anno che sta per finire. Questo è un libro che dovrebbe trovarsi in ogni casa, in ogni famiglia piazzese, non per far bella mostra sugli scaffali delle librerie, ma per essere letto, consultato e studiato. Le migliaia di notizie sulla storia dei nostri antenati, contenute nella precedente edizione, mi hanno permesso di scrivere il mio volume "Cronologia" e di ricostruire il 99% delle ricerche storiche che Vi ho proposto e Vi proporrò su queste pagine. Mai finirò di ringraziare lo storico Litterio Villari, per averci lasciato i suoi studi e il suoi lavori che ci hanno aperto gli occhi sulla nostra Città, come nessuno aveva fatto sino ai nostri giorni. Gaetano Masuzzo/cronarmerina       

mercoledì 25 dicembre 2013

Bön Natali, Gesù ! (versione corretta)

Carmèlu p'rp'töngh*
Nonostante l'Italia sia tra i primi dieci paesi più industralizzati al mondo, ancora oggi conta 50 mila senzatetto o senza fissa dimora o clochard, per dirla alla francese, che fa più snob. Ma la sostanza non cambia. Anche Piazza ha avuto i suoi clochards, nella foto/disegno il più famoso che ha dato lo spunto al poeta ciaccës per parlare delle sofferenze che patiscono uomini che vivono a pochi centimetri da noi.
Il poeta Aldo Libertino avendo letto il mio post mi ha mandato la versione e la traduzione corrette della sua poesia con una prefazione:
"Nell'immaginario collettivo Natale è allegria, voglia di festa, di luci, di grandi abbuffate coi parenti e gli amici. Ma a tutto questo fa da contraltare un coro di voci che spesso preferiamo egoisticamente non sentire. Sono le voci dei diseredati, di chi soffre e non ha più lacrime da versare, delle madri in lutto per la morte dei figli, dei bambini affamati con i ventri gonfi di niente, di chi vive solo e dimenticato. All'unisono  queste voci si rivolgono al Bambinello, in cerca di conforto e di speranza."
    
                 Bön Natali, Gesù !                                      Buon Natale, Gesù !                         

                  Bön Natali, Gesù!                                          Buon Natale, Gesù!                                       
                Dû pav'röm 'ngr'ddù,                                   Dal poveretto intirizzito,        
              ch' dòrm 'nt 'mpurtöngh                                che dorme in un portone
             sövra 'n ddétt d' cartöngh...                             su un letto di cartone...         

                   Bön Natali, Gesù!                                        Buon Natale, Gesu!
             D' cu è 'nciaià e 'mp'natù                             Da chi, straziato dalla malattia,
          senza ciù ddarmi e cu 'n fìu d' vösg,             senza più lacrime e senza più voce,
      stanch e straccangià d' purter a to crösg...       è stanco e stravolto di portare la tua croce...           
                   
         Bön Natali, d' cu fa festa                                   Buon Natale, da chi fa festa
          e 'nciöd a porta a cu resta                              e chiude la sua porta a chi resta
               bannunà, 'mmenz ê guai,                            abbandonato, in mezzo ai guai,
        d'siann a mort ch' nan vengh mai...            col desiderio di una morte che non arriva mai...
                
               Bön Natali, Gesù!                                            Buon Natale, Gesù!
               Nan s' cönt'nu ciù                                            Non si contano più
               i crösg e i calvàri                                               le croci e i calvari
               dî matri 'nduluràdi!..                                  delle madri affrante dal dolore!..

        Cu i panzi önci d' nent,                                      Con le pance gonfie di niente,
          vanu ciangénn ô vént                                          vanno piangendo al vento
       neri angiuletti senz'ali...                                              neri angioletti senz'ali...
     cussà s'rìv'nu a 'n autr Natali!                          chissà se arriveranno a un altro Natale!

    Tanti aguri, d' cu è 'n guerra                                   Tanti auguri, da chi è in guerra
                cû Celu e cu a Terra...                                   col Cielo e con la Terra...
    d' cu sö, d'sp'rà e nan gghâ fa ciù...               da chi è solo, disperato e non ce la fa più...

              Bön Natali, Gesù!                                             Buon Natale, Gesù!

                                                       Aldo Libertino

*Carmèlu era un mendicante accattone degli anni '60 che girovagava per la nostra Città e spesso lo si vedeva in piazza Garibaldi addossato alla chiesa di Fundrò. Per alcuni p'rp'töng deriverebbe dal nome alla ciaccësa dell'uccello "upupa", per altri da "polpettone", per altri ancora, ed è la versione esatta, dal cognome palermitano "Pipitone" (nome siciliano dell'upupa) del signore abitante in via Santa Chiara che alla sua morte gli lasciò in regalo la scapulàra (mantello di lana grezza nera) di cui non si separava mai. Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

martedì 24 dicembre 2013

Natale 1980


 Attraverso le parole di Sergio di 33 anni fa il blog Vi augura Buon Natale 2013 

A TE

A te scrivo
con lieto cor
dolce fanciulla
dei miei giorni d'or.

A te sorprendo,
chissà con qual color,
con ciò che mai pensasti
e con la qual ti rendo onor.

A te auguro con gioia 
e con sincero amor
un buon Santo Natale
del Bambino Redentor.

E sia per te felice
il nuovo anno per ogni or
mio candido, bello
e profumato fior.


Dicembre 1980                 Sergio Piazza



lunedì 23 dicembre 2013

Nuvena d' Natàli p' niàutri

Il poeta ciaccës Tanino Platania augura Buon Natale a quanti si sono trovati a condividere, in pieno o in parte, le sensazioni giovanili descritte nella sua poesia:

A niàutri...


A niàutri, ch' purtav'mu i càuzzi cùrti na v'cètta smangiàdi,
chiètti 'n tèsta e gammunètti sèmpr sm'nnàdi.

A niàutri, ch' dav'mu piàdi ô palùni sövra u ponti â galarìa,
ô Ciàngh ê Bùffi, â Frattùdda e, d' cùrt, n'tâ bonarma d' Glaucu Mendolia.

A niàutri, ch' cu quattr puntàgghi, fasgèv'mu i porti
e cu a cöva d' löggi t'rav'mu lìnii, 'ncuscènza, sèmpr torti.

A niàutri, ch' 'ngrasciav'mu u palùni d' coir, cusgiù, ancöra, cu i ddàzzi 
e giuav'mu d' picch, d' tàcch e muttànn 'mpuru cu i bràzzi.

A niàutri, ch' currév'mu ciù fort du vént senza canösc erba¹
e autri purcarì d' spavént.

A niàutri, ch' senza r'ddòggi, savév'mu unna annèr
e quànn turnèr.

A niàutri, ch' nan scangiav'mu "Tutti i Santi" 
cu i cuvözzi sp'rciadi², ch' fanu pigghiè scanti.

A niàutri, ch' sp'ttav'mu u Natàli, macàri, p' sént scròsc di grài
e n' truvav'mu poi, sulu cu i ròsuli³ ntê mai.

A niàutri, ch' nan putév'mu parrè adaccuscì,*... Bon Natàli...!
... P' l'autri, nan ggh'höi nènt chi dì.

P. Armerina, Natale 2008     Tanino Platania

¹Droga; ²Zucche bucate per la festa di Halloween; ³Geloni; *In dialetto.

domenica 22 dicembre 2013

Famiglia Villanova

D'argento, con un castello di verde accostato da due cipressi al naturale.
La famiglia Villanova (alias Villanuova) è originaria dalla Catalogna (Spagna) e nel nostro territorio è presente già nel 1288 con Vitale de Villanova, catalano, che riceve in perpetuo da re Giacomo II d'Aragona e I di Sicilia (1267-1327) il Casale di Mazzarino e inoltre possiede i feudi di Bracalechi e di Gibilscemi. Nel 1324 Stefano Branciforti combina il matrimonio del figlio Raffaele, milite di Platie, con la figlia di Vitale de Villanova, Graziana, unica erede della casata catalana. A questo punto il Casale di Mazzarino passa a Raffaele Branciforti Regio Secreto, Maestro Portulano del Regno e Castellano della notra Città. 1361 Riccardo Billanovi possiede terre in cotrada Braemi-Rabottano. 1392 Calcerando de Villanuova è nominato dal duca Martino il Vecchio signore di Castiglione e di Francavilla. 1424 fra' Giovanni de Villanova ha il governo della Commenda di S. Giovanni Battista. Seconda metà del 1500, Gabriello Villanova è miracolato dal Servo di Dio frat'Innocenzo Milazzo, francescano del Convento di S. Maria di Gesù della nostra Città. 1605 Francesco Villanova è Giurato e insieme ad altri tre nobili ottiene l'erezione della Casa Professa dei Gesuiti. 1612 Placidus Villanova è Priore dell'Abbazia Benedettina di S. Maria di Fundrò. A Piazza abbiamo soltanto uno stemma riguardante questa famiglia ed è quello murato nella piazzetta di Fundrò, sulla porta d'angolo con via Marconi. Lo stemma è tondeggiante e partito con a dx le armi della famiglia Villanova e a sx le armi della famiglia Cagno, probabilmente apparentati per matrimonio. Il palazzo passa alla famiglia Tirdera (alla quale appartiene la Serva di Dio suor Arcangela, 1538-1598 di cui si può leggere sulle "Ricerche Storiche") intorno al 1550, poi ai Giurati di Piazza che, nel 1620, lo cedono ai Benedettini provenienti da Fundrò. Gaetano Masuzzo/cronarmerina   

sabato 21 dicembre 2013

Gen.le Giuseppe Ciancio / 4^ e ultima parte

Soldati italiani al fronte nella I Guerra Mondiale
Nelle successive battaglie (7^, 8^ e 9^ sulle 12 complessive) dell'Isonzo, il XIII Corpo d'Armata, che ha ricevuto dal generale Ciancio il motto "Avanti, sempre avanti a tutti i costi!", progredisce sempre più mantenendo le posizioni conquistate. In tal modo il Ciancio si merita la decorazione di Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia anche a coronamento della stima di brillante comandante che godeva fiducia e simpatia da parte di tutti*. La 10^ battaglia, iniziata il 12 maggio e conclusasi il 5 giugno 1917, conferma l'esigenza espressa più volte dal generale Ciancio e dal Comando della III Armata al Comando Supremo: oltre che avanzare, che era facile, era di vitale importanza mantenere le posizioni conquistate con altre truppe di rincalzo, per non vanificare così il sacrificio delle ingenti perdite subite nei numerosissimi assalti. Il Comando Supremo invece fu di diverso avviso, ritirando tutte le truppe di rincalzo per porle in riserva. Il 30 maggio il XIII Corpo d'Armata riceveva l'ordine di trasferirsi, entro il 2 giugno, nelle retrovie per riorganizzarsi, sostituito in prima linea dal XXIII Corpo d'Armata comandato dal generale Diaz. L'8 giugno il gen. Ciancio venne esonerato per essere posto a disposizione del Ministero della Guerra. Tornato a Roma in Parlamento, ove viene consultato per questioni belliche, ricevette la terribile notizia della disfatta di Caporetto (12 nov. 1917). Essendo stato generale comandante di truppe al fronte fu chiamato a deporre nell'inchiesta parlamentare contro il gen. Cadorna. Non una parola di odio o di rancore contro chi sbagliando lo aveva moralmente distrutto. Nell'aprile del 1918 gli venne affidato il comando del Corpo d'Armata di Ancona. Finita la guerra sente il bisogno di dedicarsi alla famiglia e di scrivere un libro di memorie autobiografiche, rinunciando nel 1919 alla candidatura per il rinnovo del mandato parlamentare. Lasciò il servizio attivo nel 1920 e rifiutò durante il Fascismo la carica di Prefetto della città di Palermo. Si ritirò ad Albano (Roma), sui colli laziali, ove per oltre un anno fu Regio Commissario al Comune. In quegli anni** gli muore l'ultimo dei figli, Massimo, non ancora ventenne. Il 2 marzo 1932 il nostro generale Ciancio cessava di vivere. (tratto da L. Villari, Cascino, Ciancio, Conti, eroici condottieri siciliani, Tip. OPI, Roma, 1979) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Anche il poeta Gabriele D'Annunzio, che per oltre un anno fu effettivo a un reparto del XIII Corpo d'Armata, così conclude una lettera inviata al Generale e conservata dalla figlia Lidia: "Grazie Eccellenza, per le buone parole... M'ebbi in letizia l'ospitalità di Turriaco... Spero di rivederla, mio Generale. In ogni modo, avrà di me notizie che mi dimostreranno degno della Sua benevolenza così largamente concessami. Gabriele d'Annunzio - Turriaco (GO) - 11 febbraio 1917."

**Nel 1924 il generale Ciancio rinunciò alla nomina a Governatore della Tripolitania perchè il Duce pretendeva da lui una lettera di dimissioni in bianco, firmata e senza data.

venerdì 20 dicembre 2013

Gen.le Giuseppe Ciancio / parte 3^

1914 - Municipio di Alfonsine (a 20 Km. da Ravenna) dopo l'incendio degli insorti
Il Ciancio tornato a Ravenna, dovette sedare la rivolta della "settimana rossa" con tale energia e diplomazia che gli procurò la stima dei ravennati*. Nel 1915 lascia Ravenna per il Comando della Divisione Militare di Napoli e in maggio parte alla volta del fronte sull'Isonzo, nell'ambito della III Armata comandata dal Duca d'Aosta. Il mese successivo la sua divisione ebbe il battesimo del fuoco dinanzi al Carso. Dopo tre battaglie dell'Isonzo, nel gennaio 1916, per le belle qualità di comandante, venne incaricato del comando del XIII Corpo d'Armata schierato a Sud di Gradisca. (continua) (tratto da L. Villari, Cascino, Ciancio, Conti, eroici condottieri siciliani, Tip. OPI, Roma, 1979) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*La "settimana rossa" fu un moto insurrezionale, durato una settimana dal 7 al 14 giugno del 1914, durante la quale l'Italia parve avviarsi verso la rivoluzione sociale. L'alleanza ideologica tra contadini, operai e ceto medio, era tenuta assieme da un comune senso antimilitarista, dalla contrarietà all'impresa coloniale in Libia e dalla lotta contro l'invio a scopo "rieducazionale" in Compagnie di Disciplina dell'Esercito di tanti militanti riconosciuti come rivoluzionari. Due casi di altrettanti soldati antimilitaristi portò una grande folla a manifestare ad Ancona, ove furono uccisi dai carabinieri tre manifestanti. A questo punto la rivolta dalle Marche si estese alla Romagna e in quasi tutta Italia, provocando numerosi scontri violenti. Il generale Ciancio, che gestisce lo stato d'assedio a Ravenna, nonostante le poche truppe del presidio e l'impossibilità di comunicare con l'esterno per l'interruzione delle linee telefoniche, doma così bene la situazione che dal gruppo liberale costituzionale di Ravenna gli viene consegnato un documento di protesta, nei confronti dell'operato della prefettura, per non aver mantenuto un atteggiamento più fermo e sicuro, tale da pubblicare sul Corriere della Sera la seguente nota "unitamente a un omaggio sincero e devoto all'operato dell'esercito, perché il contegno degli ufficiali e dei soldati, specie nei momenti più difficili, è stato semplicemente eroico, ubbidendo essi a un durissimo dovere e conservando la più mirabile calma. - Il Corriere di Romagna, 18/19 giugno 1914- (tratto da Wikipedia e da www.storiaefuturo.com)

<<< domani la 4^ e ultima parte >>>

giovedì 19 dicembre 2013

Novena particolare



Ieri sera ho assistito a una delle tante novene (nelle foto) che anche quest'anno si svolgono in giro per le strade della nostra Città. Però, questa novena è un po' particolare, in quanto si svolge dentro l'atrio d'ingresso dell'Istituto delle Suore Salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice e per me è stata la prima volta. L'ingresso si trova lungo la via Garibaldi che, sino alla metà dell'Ottocento, si chiamava a strata ô Princ'p  (la strada del Principe, in onore di don Vincenzo Starrabba principe nel 1711 di Giardinelli che proprio lì di fronte aveva costruito il suo palazzo).
Come in tutte le novene alla fine è stato suonato dalla banda del prof. Ferrigno il brano famoso che chiude le nostre novene: 
Li pompi pi l'aria
la bella 'ngunia,
evviva Maria
e Chi La creò... 


Gaetano Masuzzo/cronarmerina


Gen.le Giuseppe Ciancio / parte 2^


1911 - Tripoli (Guerra italo-turca)

Nel 1903 Giuseppe Ciancio venne promosso Colonnello e destinato a Torino come comandante del 60° Rgt. Fanteria. Qui il suo diretto superiore per due anni fu il Duca d'Aosta Emanuele Filiberto (1869-1931) che lo ebbe in grande stima, dopodiché venne trasferito ad Ancona come Capo di Stato Maggiore al VII Corpo d'Armata. Nel 1909 promosso Maggiore Generale è destinato nuovamente a Verona al comando della Brigata di Fanteria "Re". Due anni dopo, nel 1911, allo scoppio della guerra italo-turca, egli è uno dei quattro Generali scelti per comandare le brigate di fanteria del Corpo d'Armata Speciale che l'Italia mobilita per la questione libica, dovuta ai continui ostacoli che il Governo Turco frapponeva al pacifico sviluppo del commercio nell'Africa Settentrionale. Una volta a Bengasi il Ciancio organizza subito la difesa della città, non senza azioni violente di disturbo dei Turchi e dei beduini. Nei primi mesi del 1912 Ciancio viene trasferito come Capo di Stato Maggiore del Corpo di Spedizione in Libia e poi come Governatore Militare di Tripoli (nella foto), ove fa costruire la cinta fortificata a difesa di eventuali attacchi. Dopo un anno raggiungeva Ravenna per assumere il Comando della Divisione Militare di quella città. I Piazzesi alla notizia della nomina a Comandante di Divisione lo propongono quale candidato alla Camera dei Deputati per il collegio di Piazza Armerina, per il quale viene eletto nel novembre del 1913 per la XXIV Legislatura del Regno*. (tratto da L. Villari, Cascino, Ciancio, Conti, eroici condottieri siciliani, Tip. OPI, Roma, 1919) (continua) Gaetano Masuzzo/cronarmerina


*I sostenitori del Ciancio (cattolico non clericale-liberale) venivano chiamati "cianciulini", mentre quelli dell'altro politico piazzese, Calogero Cascino (popolare), "casciniani".

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mercoledì 18 dicembre 2013

Al Teatro si festeggia l'850°

Anche le scuole nel loro piccolo festeggiano l'850° Anniversario della fondazione di Piazza.

Oggi alle 17:00 al Teatro Garibaldi

 


Gen.le Giuseppe Ciancio / parte 1^


Gen.le Giuseppe Ciancio (1858-1932)
Oltre al "leggendario eroe della Prima Guerra Mondiale" il Gen.le della Brigata "Avellino" (1916) e dell'8^ Divisione (1917) Antonino Cascino, Piazza ha avuto un altro condottiero che si distinse nel primo grande conflitto del XX secolo, il Gen.le del XIII Corpo d'Armata Giuseppe Ciancio. I due generali piazzesi in quei terribili frangenti combatterono praticamente fianco a fianco, a pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro su un fronte complessivo, da Nord a Sud, di 37 Km. Infatti, Cascino operò a Nord di Gorizia sino a Plava (oggi in Slovenia), Ciancio a Sud di Gorizia sino al Monte Hermada, 8 Km. a Est da Monfalcone (prov. Gorizia). Di Cascino ne abbiamo già parlato, mi sembra doveroso fare altrettanto per Ciancio, visto che, oltrettutto, dà il nome al viale in cui abito e alla villa (Roma) che frequento sin da piccolo.

Giuseppe Ciancio nacque a Piazza (allora si chiamava solo così) nel 1858 da Mariano, giureconsulto, e Faustina Cammarata. Ultimo di otto figli, all'età di 4 anni rimase orfano di padre. A 14 anni, dopo aver compiuto gli studi tecnici di 1° grado a Piazza, si portò a Catania dove a 17 anni conseguì la maturità. In ottobre venne ammesso come allievo alla Scuola Militare di Modena e l'anno successivo all'Accademia Militare di Torino, dalla quale uscì Sottotenente d'artiglieria nel 1879. Nel 1873 da Tenente fu ammesso alla Scuola di Guerra di Torino. Superati gli esami finali del Corso fu ammesso col grado di Capitano nel Corpo di Stato Maggiore e, nel 1887, presso la Divisione Militare di Napoli. Qui conobbe la signorina franco-russa Elena Nitard Ricord, che sposerà nel 1890 e dalla quale avrà cinque figli. Nel 1892 il Ciancio viene trasferito al XII Corpo d'Armata di Palermo, avendo così modo di farsi vivo più spesso nella sua Città natìa. E' qui che Ciancio parla sempre in puro vernacolo, correttamente, con proprietà, con battute argute girando per le contrade, desideroso di parlare con i propri concittadini. Nel 1894 fu promosso Maggiore e da Palermo fu trasferito a Siracusa e poi a Noto, venendo a Piazza anche per il campo d'armi alla Bellia. Nel 1896 lascia Siracusa per Verona, dove assunse la carica di Capo di Stato Maggiore di quella Divisione Militare sino al grado di Tenente colonnello. (continua) (tratto da L. Villari, Cascino, Ciancio, Conti, eroici condottieri siciliani, Tip. OPI, Roma, 19179) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

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martedì 17 dicembre 2013

Un bel regalo di anniversario

'N Curiös â Tacùra


Scritta in tempi non sospetti, la poetessa â ciaccësa Lucia Todaro mi fa gli auguri per l’anniversario del blog mandandomi questa poesia in lingua gallo-italica,
dedicata a quanti fanno della curiosità e della ricerca delle nostre “cose” uno dei motivi più gratificanti della propria vita.

Lucia, grazie infinite a nome mio e di tutti gli iscritti all’Accademia dei “Curiosi”

T’ VITTI

T’vitti…’ngiörn
ancora era matìngh…
annavi ddà
‘nte grötti a Dommartìngh…!
Nan m’ v’désti…
quant’eri stralunà
parràvi sö…
e l’ögg era v’trià…!

T’ vitti arrèra
stavota … a menzanöit
‘nvers â Tacura
e m’ parèvi cöit…
Unn’era a b’v’raùra
tu ggh’ f’rriàvi ‘ntönn
ciamann… fort l’egua:
ma nudd r’spunnëva…!

T’ vitti poi a s’ttèmbr…
nt’ ‘n giardìngh…
sëcca era a troffa…
e tu sempr m’schìngh’…
r’sc’dènn n’zzoli e cacch’rabò…
griàvi "Beddi d’ l’arma  mia…
ora ggh’ vo’!"

Ma quau n’zzoli zerchi … ddascia stè…
nan vëdi ch’ unna vai ciù nan ggh’ n’è?
T’ vitti ancóra e ancora t’ vé
menz a ddi timpi timpi a zappuliè.
Chi speri d’ truvè marenghi e or?
o ch’ sötta u t’rréngh ggh’è u tr’sòr?!
Nan ggh’è ciù nent oramai d’ r’p’gghiè…
tutti cosi sp’rìnu… unna iè iè...

Cöddi spugghianu ‘nzìna l’ossi î morti…
e nudd po’ cuntè l’antica sorti…

Ora t’haia taccàt ed ê paròddi…
e vai sautànn ch’ par ch’avëssi i moddi!
Paròddi antichi… ’ntramàdi ‘ntê r’gordi…
cunzumàdi ‘ntê böcchi menzi torti…
dî végghi sgag’gghiàdi…
ch’ pass’nu giurnadi ntô bastiöngh
r’p’nzànn â l’grézza dâ Prima Cum’nióngh!

E cu l’aréggi avérti  i vai ‘ncagghiànn
ment vanu p’ l’aria a svulazziànn:
una tâ sauvi zza unna ggh’è l’arma…
n autra tâ  spuvrazzì e a ‘nciödi… anzi ch’ sparma…
e poi s’ perd  quann ungh ‘ncav ggh’parra!
Ma chi poi fè cu sta parràda sbeuta
si tu…è n autr…è na faidda persa…?

Ma ora cré ch’ d’ ddà ncav… ‘ntô Cèlu,
‘ncorcùngh n’ disg cosi mai savùi…
e n’ fa sent u brì d’ spénz u vèlu
p’ canösc  muménti scanusciùi…
ch’ autr nan ha s’ntùt a num’né….
E’ l’Angiu ch’ t’ véd d’ ddà ‘ncàv
ch’ t’ talià d’figgh … d’ quann nan ggh’eri…
Cussà p’rchì s’ förma st’ m’sterì…
ch’ t’ fa sent u sciòr â V’r’tà !?

Lucia Todaro








lunedì 16 dicembre 2013

UN ANNO DI BLOG

E sì, è passato proprio un anno da quando ho deciso di tuffarmi nel mondo on-line, creando un blog che mi ha dato qualche piccola soddisfazione. In maniera moderna, ho potuto farVi conoscere un'infinità di notizie sulla nostra Città e quindi sulla nostra storia, perché noi siamo la nostra storia. Ho riversato sui numerosi post, parte di quello che avevo scritto sul mio libro Cronologia civile ed ecclesiastica di Piazza e dintorni, e tanto ancora rimane da farVi conoscere. Non Vi nascondo che il proporVi i vari argomenti, curando il più possibile la forma e la sostanza, mi ha sollecitato ad approfondire ancora di più quello che già sapevo, quindi il nuovo metodo informatico serve a tutti, eccome! Ho voluto mettere come emblema della riccorrenza questa foto che mi sembra una delle più belle che ho scattato quest'anno e anche perché mi sembra che la statua del barone Marco Trigona, simbolo della nostra Città, dopo quelle della Madonna delle Vittorie e quella dei Mosaici della Villa Romana del Casale, indichi il blog dicendoVi: "Miei cari concittadini, guardate in quella direzione cosa Vi propone il blog cronarmerina, perché più si conosce e meno si distrugge!".  
92.000 volte grazie, quante sono state le Vostre visite, per avermi concesso parte del Vostro tempo, della Vostra pazienza e della Vostra fiducia. Questo mi dimostra che sono riuscito a interessarVi tantìcchia e, come dice un mio amico, babbìannu babbìannu cussà che non si riesca a crescere insieme culturalmente a tal punto da recuperare gran parte dei nostri gioielli in rovina e, quindi, nuovamente la nostra preziosa identità, un po' offuscata come la nebbia della foto! Io nel mio piccolo ci sto provando con sobrietà e semplicità senza "distrazioni" politiche o  di curtìcchiu (i commenti Vostri lo dimostrano) che risulterebbero fatali per un blog storico-culturale come vuole essere questo. 
Eccovi i numeri del mio modesto blog di storia, cultura, arte, tradizioni, curiosità e foto di una delle più belle cittadine del centro Sicilia con quasi 1000 foto negli 822 post di cui:
6 sui Santi Compatroni; 6 sui Titoli della Città; 8 sulle Porte della Città; 8 sulle Meridiane; 10 sull'Ospedale; 11 sulle Vedute della Città; 11 sui Sodalizi e Confraternite; 12 sui Vescovi; 13 sui Cavalieri Soldati della Fede; 21 sui Turisti famosi che hanno visitato la nostra Città; 28 sulle Fontane e Fontanelle; 35 sulle Commemorazioni; 39 sulle Tradizioni; 56 sulle Famiglie piazzesi; 74 sulle Ricerche storiche; 81 sul Palio e poesie in lingua gallo-italica, siciliano e italiano; 82 sulle Curiosità, e altri ancora.
In fin dei conti non sono pochi.

GRAZIE A TUTTI 

E SE DI VOSTRO GRADIMENTO CONTINUATEMI A SEGUIRE

Gaetano Masuzzo



domenica 15 dicembre 2013

Famiglia Velardita

D'argento a tre vasi verdi fiammeggianti di rosso, posti due in campo e uno in punta.
Nel 1080 il nobile lombardo Aldoino Villardita trapianta la famiglia Villardita (alias Vilardita, poi Velardita) in Sicilia. Nel 1296 fra i tanti feudatari lombardi che arrivano a Plasia c'è la famiglia Villardita sostenitrice di Casa Sveva. Nel 1340 Santolo Villardita deve partire esule per Pisa avendo appoggiato la politica del partito latino o ultramarino dei Palizzi. 1396 Bernardo Villardita ottiene per eredità dai San Miniato di origine fiorentina il feudo di Racali presso Butera e, per aver sposato Barbara, l'unica figlia di Blaschello Lanza, possiede Imbaccari Inferiore, il Casale di Favarotta e il feudo Bifara in terra di Licata. Inoltre, dal 1396, Bernardo ottiene la baronia dei Censi dei Mulini di Piazza e di S. Andrea, il Mulino di Donna Guerrera e dal 1399 il feudo di Bessima. Nel 1403 è Castellano di Licata e nel 1410 è Castellano di Placie e appoggiando il partito regio-catalano diventa prima Consigliere del re Martino il Giovane, dopo di re Martino il Vecchio. 1411 Bartolomeo di Villardita viene ucciso insieme a un altro nobile. 1420 Giacoma Velardita fonda l'Ospedale per gli Infermi chiamato Ospedale di S. Calogero e di S. Maria degli Angeli. 1421 Giovanni è barone di Bessima, di Racali, del Mulino di Donna Guerrera e dei Censi dei Mulini. 1444 Graziana, figlia di Giacoma, trasferisce l'ospedale fondato dalla madre nel piano S. Giuseppe. 1583 Filippo Vilardita è Priore dei Carmelitani a Mazzarino. Nel 1782 Antonino, Giudice delle appellazioni, è propritario a Rabugino e di Casa Santi.  1789 Antonio senior paga la cauzione per Antonio Genova-Parisi Senatore di Piazza arrestato per illeciti amministrativi. 1827 Giuseppe è Vicesindaco, 1837 Decurione e 1848 Sindaco per pochi mesi. 1828-30-37-39 il dott. Domenico Velardita è Decurione (consigliere comunale). Dal 1834 al 1837 e dal 1838 al 1844 mons. Vincenzo Velardita, arcidiacono della Cattedrale, diventa vescovo ausiliare della Diocesi essendo lui titolare in partibus di Gortina (isola di Creta). Nel 1838 e nel 1840 è nuovamente vescovo ausiliare della Diocesi. 1837 il dott. Giovanni Velardita è Decurione e nel 1839 il dott. Gaetano Velardita è Decurione che contribuisce al prestito al Parlamento Siciliano. 1842 Antonio junior pubblica all'età di diciott'anni alcuni giornali letterari e versi e prose in 7 volumi (1824-1909). 1848 Achille, Giuseppe, Rosario e Nicolò partecipano al prestito al Parlamento Siciliano in preparazione della guerra ai Borboni; Nicolò è Tenente della Guardia Naz.le Rivoluzionaria, mentre Gaspare è Capitano Comandante e nel 1853 è Sindaco; Rosario è aiutante maggiore della Guardia Naz.le. 1860 Antonino e Salvatore sono tra i 34 componenti rivoluzionari che si riuniscono in casa del dott. Vincenzo Bobifacio (oggi via Bonifacio) e decidono per la rivoluzione il 18 maggio. 1861 Antonino diventa Consigliere Comunale. 1864-1938 Giacomo è pittore. 1914 il prof. Salvatore è Consigliere Comunale. 1930 Giuseppe Velardita, sacerdorte aidonese, è parroco di S. Veneranda e Gran priore di S. Andrea. 1938 Nicolò Velardita, figlio di Giacomo, professore di disegno al Magistrale è Regio Commissario (Sindaco) e segretario Politico del Fascio di Piazza (1891-1968). Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

sabato 14 dicembre 2013

Antonio il Verso / 4^ e ultima parte


A sx il Museo Archeologico*, a dx la Chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella**, Palermo
Per quanto riguarda la morte di Antonio il Verso la data potrebbe essere il 23 agosto 1621, perché in tale data esiste una concessione gratis di un luogo e una balata (una sepoltura) ad Ant. il Verso da parte della Congregazione dell'Oratorio di Palermo presso la Chiesa dell'Oratorio di S. Filippo Neri dedicata a Sant'Ignazio Martire in piazza dell'Olivella (nella foto), anche se nei registri della chiesa non risulta alcun atto di morte. Con ogni buona probabilità il Verso dovette ritornare nella città natia per trascorrervi gli ultimi anni della sua vita e soprattutto per ultimare la stesura del libro Storia di Piazza, per il quale aveva consultato importanti documenti esistenti a Palermo. Il ritorno a Piazza definitivamente lo si deduce dal fatto che, appena 20 anni dopo (intorno al 1640), il manoscritto del Verso era nella nostra Città, consultato e utilizzato dal Chiarandà. Se fosse invece morto a Palermo, il manoscritto certamente sarebbe rimasto in quella città. Quest'ultima che l'aveva accolto, onorato e chiamato musico celebre, rinomato per la sua fecondità, profondo nelle discipline storiche, lo ha onorato ancora oggi avendogli intitolato l'Istituto di Musica della Facoltà di Lettere della sua Università degli Studi. In seno alle attività di questo Istituto, è stata fondata nel 1988 dal prof. Daniele Ficola, l'Associazione per la Musica Antica "Antonio il Verso" che organizza stagioni concertistiche per la diffusione della musica antica, barocca e rara. Il Verso, da quando nel 1937 F. Mompellio scrisse sui polifonisti siciliani dei secoli XVI e XVII, è considerato dai cultori della Storia della Musica il preannunciatore di nuovi influssi tonali e formali, vedetta che lentamente prepara il melodramma italiano e cioè il recitar cantando o opera lirica. (tratto da L. Villari, Antonio il Verso - Musicista, T.D.G., Roma, 1999) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*E' il Museo Archeologico Regionale "Antonio Salinas" che possiede una delle più ricche collezioni d'arte punica e greca d'Italia. 
**Il termine "Olivella" sembra derivare dal latino olim villa = una volta la villa, riferendosi ai resti (su cui poi fu costruita la chiesa) della Villa della nobile famiglia Sinibaldi che diede i natali alla fanciulla che divenne l'amata Patrona dei Palermitani: Santa Rosalia.