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domenica 18 febbraio 2018

Il notaio Remigio Roccella/1

Il notaio Remigio Roccella (1829-1916)

Il notaio Remigio ROCCELLA parte 1^

Come avevo accennato nell’introduzione alla biografia dell’avv. Alceste Roccella, avendo potuto consultare tre dei suoi importantissimi volumi, in specialmodo quello dedicato agli “Uomini e Donne Illustri di Piazza”, tra le tante biografie, e precisamente 349 di Uomini Illustri e 48 di Donne Illustri, mi sono imbattuto anche in quella del fratello Remigio, notaio, sindaco, poeta e padre della nostra lingua ciaccësa. Remigio Roccella, terzogenito1 di Rosario e Vincenza Cammarata, nasce il 7 maggio 1829, nella stessa via dov’era nato il fratello Alceste, la Strada Sotto il Collegio (oggi via Vittorio Emanuele II). Dopo aver frequentato il Regio Liceo di Piazza, erede dal 1826 della soppressa Regia Accademia degli Studi, si reca nel Collegio di Musica “del Buon Pastore” di Palermo2 per seguire la sua inclinazione e perfezionarsi nel suono del violino. Accortosi che quella professione non gli avrebbe dato un buon avvenire, studia da sé le leggi amministrative e, per concorso, ottiene un posto nella segreteria comunale piazzese. L'assiduità al lavoro, l'onesta condotta ed il retto giudizio gli procacciano la stima dei superiori che l'insediano nel posto di Cancelliere Archiviario e, nelle ore libere, insegna aritmetica, lingua italiana e calligrafia. Nel frattempo, apprende l'algebra, la geometria piana e solida e la trigonometria rettilinea e così nella sua città comincia ad acquistare opinione di vasto sapere. A vent'otto anni (1857) si dedica agli studi legali e due anni più tardi (1859), nell'Università di Catania, ottiene il diploma di Licenziato in Diritto. Nel febbraio del 1860 è posto sotto stretta sorveglianza dalla polizia borbonica assieme al fratello Alceste, al suocero Domenico Cammarata e ad altri 33 piazzesi. Nel maggio dell’anno successivo (1861) risulta Segretario del Comune3. (continua)

1 Dopo il primo, Giuseppe (n. 1825), e il secondo, Alceste (n. 1827).
2 Tra il 1895 e il 1915 intitolato a “Vincenzo Bellini”.
3 Quando la Giunta Comunale, in assenza di provvedimenti statali in materia di ordinamento scolastico, dava disposizioni di continuare le attività nel nostro Liceo. Ma, alla fine dell’anno, giunsero le disposizioni del Governo Nazionale che facevano perdere a Piazza il Liceo (unico nell’intera provincia di Caltanissetta) per ottenere in cambio un Regio Ginnasio e una Regia Scuola Tecnica Inferiore. Nel 1887 si rimediò in parte all’ingiustizia dando a Piazza Armerina la Regia Scuola Normale, poi Ist. Magistrale.
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venerdì 2 febbraio 2018

Altro aidonese in un quadro in Biblioteca

Ritratto Giuseppe RANFALDI, aut. ignoto, XIX sec., Bibliot. Com.le, Piazza Armerina

Nel post di qualche settimana fa, avevo parlato della presenza nella Sala della Mostra del Libro Antico, nella Biblioteca Comunale di Piazza Armerina, del ritratto di Rosario RANFALDI, dottore in legge, lettere e filosofia, poeta e storico nato nella vicina Aidone nel 1766 e morto nel 1833. Subito dopo la pubblicazione dell’articolo, il prof. Marco Incalcaterra aveva precisato che oltre a questo quadro ce n’erano altri tre che ritraevano membri della stessa famiglia, uno lo stesso storico Rosario, un altro, accanto e della stessa dimensione, un prelato della famiglia e uno molto più grande che ritraeva Giuseppe RANFALDI (nella foto¹). Dal volume del prof. Vincenzo FIORETTO, Le Stelle fulgide di Aidone dalle origini ai tempi moderni, PARUZZO Editore, CALTANISSETTA 2010, apprendiamo a p. 91 che <<Ranfaldi Giuseppe Andrea nacque ad Aidone il 4 febbraio del 1821. Da giovane fu mandato a studiare nel seminario di San Rocco, a Palermo, dove intraprese gli studi classici con grande profitto. Di lui fu scritto: “Giuseppe Andrea Ranfaldi nacque da genitori culti ed agiati… Alla scuola a niuno (era) secondo”. A Palermo rimase molti anni e quando ritornò in Aidone era già laureato in medicina. Poco tempo dopo andò a Napoli dove esercitò, con tanta stima, la professione medica. Essendosi ammalato di epilessia e di paresi al braccio destro, ritornò in Aidone dove aiutò i diseredati e gli ammalati, con i suoi beni e con la medicina. Egli era storico, poeta satirico, letterato e filosofo, ma, quando gli Aidonesi gli portarono monete, vasetti storici, pezzi di mosaici ed altri reperti archeologici, provenienti dalla contrada chiamata Serra d’Orlando, per saperne la provenienza ed il valore, egli incominciò a studiare archeologia, leggendo quello che era stato scritto sulla numismatica e sulla storia antica sicula, greca e romana… Da questo studio venne fuori il bel volume intitolato “Ricerche storico-critiche sulle cose di Sicilia antica, vertenti alla illustrazione di una diruta città sicula”. Quest’opera fu pubblicata nell’anno 1884, a spese del Comune. Il Ranfaldi consacrò questa opera agli Aidonesi Gaetano Scovazzo, Filippo Cordova, Lorenzo Calcagno, glorie recenti. Egli scrisse anche molte memorie scientifiche per l’Accademia Gioenia di Catania, di cui era corrispondente. Ranfaldi Giuseppe Andrea morì ad Aidone, a 45 anni, il giorno 18 giugno 1866>>. Dallo scritto non appare alcuna relazione con Rosario RANFALDI, ma l’anno di nascita di Giuseppe (1821) non la esclude del tutto, anche perché si parla di “genitori culti ed agiati” che “fu mandato a studiare a Palermo… dove rimase molti anni” e Palermo fu la città “dove dimorò per molto tempo” anche Rosario Ranfaldi. Per quanto riguarda la presenza dei quadri di questa famiglia aidonese a Piazza Armerina, riporto quanto comunicato dal prof. Incalcaterra: <<In biblioteca ci sono quattro ritratti di Ranfaldi. Due sono della stessa persona di cui tu hai parlato, il terzo è per intero e ritrae Giuseppe Ranfaldi, il quarto è di un canonico Ranfaldi. Sono in biblioteca perché furono ceduti al Comune durante la sindacatura di Nigrelli da un privato che li possedeva in quanto trovati nella casa acquistata da eredi della famiglia Ranfaldi. Fui io stesso che feci sapere al sindaco Nigrelli di questi quadri e della volontà di alienarli. Io ho conosciuto personalmente alcuni dei Ranfaldi che stavano a Piazza in questo cugini in secondo grado di mia nonna materna. Uno degli ultimi diretti discendenti non vive più in Sicilia>>.  
¹ La foto non mostra la parte inferiore del quadro per risaltare maggiormente il ritratto molto scuro in ambiente con poca luce. Nella parte mancante del quadro che si presenta molto deteriorata, in basso a dx, sembra esserci un volume con delle parole, una di queste pare che sia "Ranfaldi".
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lunedì 29 gennaio 2018

Date corrette per suor Arcangela Tirdera

La IV cappella a dx, chiesa di San Pietro, Piazza Armerina

Nel dicembre del 2012 prima e nel marzo del 2016, pubblicai i risultati della ricerca riguardante la piazzese Terziaria francescana Serva di Dio, suor Arcangela Tirdera, vissuta nella seconda parte del XVI secolo. Leggendo a malapena l’iscrizione sotto l’affresco in Pinacoteca Comunale, che raffigura suor Arcangela che regge tra le braccia un Bambino Gesù, consultando il Villari in Storia Ecclesiastica..., 1988 a p. 258 e la “Vita della Ven. Suor Arcangela Tardera – Terziaria Francescana” riportata nel LEGGENDARIO FRANCESCANO del frate P. Benedetto Mazzara del 1721, avevo dedotto che la data di nascita fosse 1598 (data della morte riportata sia dal Villari che dal Mazzara) meno l’età di 60 anni (come, erroneamente, avevo creduto di leggere nelle lettere dell’iscrizione sull’affresco “LANGUENTE… SEXA… APTA… AN… OS…” e prendendo per esatta la data di nascita riportata dallo stesso Villari in Storia della Città…,1981 a p. 390, e da altri Dizionari, che in realtà parlavano di un’altra omonima suora Terziaria) avevo ricavato come anno di nascita il 1548. Invece, alla luce dei nuovi documenti che ho potuto consultare in questi giorni, occorre posticipare al 1562 l’anno di nascita di suor Arcangela Tirdera e posticipare di 3 anni l’anno in cui prese l’abito di Terziaria, a 20 anni e non a 17. Infatti, ecco come ce ne parla l’avvocato Alceste ROCCELLA (1827-1908) in uno dei suoi notevoli 7 volumi della “Storia di Piazza”, il III “Uomini e Donne illustri Piazzesi”, al n. 10 (di 30) delle “Donne piazzesi illustri” a p. 164 della trascrizione in pdf del manoscritto, riportando notizie apprese dagli storici dei secoli precedenti come Antonio il Verso, Marco Ligambi, Rocco Pirri, Domenico Gravina e Arturo de Moustier del XVI sec., G. P. Chiarandà e Francesco Aprile del XVII sec. e Vito Amico del XVIII secolo:
<<Suor Arcangela Tirdera o Tardera naque nel 1562 da Pietro e Vincenza Altini. Fin da bambina, fu dai genitori avviata nei cristiani doveri e fanciulla ebbe a confessare fra Innocenzo Caldarera o da Chiusa che nel cenobio Santa Maria di Gesù splendea per santità e, volendo imitare le virtù del confessore, ventenne professò l'abito di terziaria francescana vivendo nella propria casa. Fra digiuni, orazioni ed aspre penitenze, cominciò a logorare il suo organismo, dormiva su poca paglia, nelle continue preghiere alla Vergine dicesi che costei la favorì di celesti visioni e, in una notte di Natale, le accordò abbracciare il bambino Gesù. Nel breve corso di sua vita fu sempre travagliata da penose infermità eppure sempre ilare ed assidua nella prece mostrossi, ottenne dall'Altissimo avere nelle mani e nei piedi l'impronta della piaghe di Gesù Cristo e Alegambe e Verso ne furono osservatori e ringraziò la Provvidenza esser partecipe al favore accordato al serafico Francesco d'Assisi, suo istitutore, onde Domenico Gravina nella “Vox Turturis” ne encomiò la perfezione e l'illibatezza della vita. Morì per consunzione a trentasei anni in fama di gran santità nell'otto febbraro 1598 e, dopo molti prodigi, fu inumata nella cappella ad austro¹ della chiesa di San Pietro. A rimeritare le virtù dell'Arcangela, quei padri effigiarono la di lei imagine nella parete della prima stanza che serviva d'ingresso nel cenobio, ponendovi sotto la seguente iscrizione: Soror Arcangela Tirdera a Platea / Virgo XXXVI annorum / Languore corrupta / Admirabilis extitit patrie / Et Christi passionis dolores / Languenti corpuscolo sentiebat / Anno 1598>>.

¹ “ad austro” vuol dire cappella “a Sud” della chiesa di San Pietro, oggi la IV a dx, a fianco dell’altare maggiore, originariamente cappella famiglia Tirdera, poi famiglia Miccichè (con loro stemma sull’arco) e poi famiglia Cagno (Villari, 1988, p. 250 n. 120bis) nella foto.
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lunedì 1 gennaio 2018

L'aidonese Rosario Ranfaldi nel quadro in Biblioteca

Ritratto Rosario RANFALDI, aut. ignoto, XIX sec., Bibliot. Com.le, Piazza Armerina

Nella Biblioteca Comunale di Piazza Armerina, nell’ex Sala del Coro dei Gesuiti intitolata a F. Acquachiara, che ospita la Mostra del Libro Antico, tra i tanti oggetti presenti a cui da qualche settimana sto cercando di darmi una spiegazione, c’è un grande quadro (foto in alto) di 140 x 90 cm posto sulla destra, dentro una nicchia ricavata da un’originaria finestra prospiciente il chiostro e chissà da quanto tempo murata. Il quadro, con una semplice cornice in noce larga 6 cm, ritrae per intero un nobiluomo di inizio Ottocento, elegantemente vestito, circondato da grossi volumi di discipline letterarie varie. In uno, sul dorso, si legge …MAXIMI, EPICTETI PHILOSOPHIA, su un altro PLATONIS OPERA OMNIA, su altri alle spalle …PARUTA, …SCAMOZ: ARC:, JUVENALIS PERSII ET SEJANI, uno accanto all’altro HORAT, VIRGIL, HOMER, uno sull’altro due con la scritta FAZELLO e su quello appoggiato su un tavolo tenuto con la mano sinistra con anello sul mignolo e indicato con l’indice della destra si legge DIODORI SICULI HISTORIAE. Il tavolo (foto in basso), oltre al grosso volume, accoglie quelli che sembrano dei reperti archeologici: un’anforetta portaprofumi, due parallelepipedi in pietra in uno dei quali c'è una scritta in greco da un lato (forse “ORLANDO”) e disegni di anfore su un altro, una moneta che sembra in argento con la trinacria in rilievo e la lettera N sulla sx, un’altra moneta più grande e più scura, un vassoio in argento contenente un’altra moneta, due recipienti in metallo, uno dei quali contenente inchiostro e una penna d’oca e una bottiglia in vetro col tappo. Alla base del quadro, dentro a una sezione rettangolare di 78 x 13 cm che copre il soggetto sino alle ginocchia, si trova la seguente grande scritta su quattro righe rovinate alla fine di ognuna:
-ROSARIUS RANFALDI Literis Graecis pariter paritequ… Latin…
-exornatus. Magistratus et laudem sola virtute consequntu… opti…
-Paterfamilias.. Integer vitae scelerisque purus,. decessit die…
-…………..  Ianuarii 1833. Annoru…
Dopo la ricerca si viene a sapere che si tratta non di un nostro concittadino, bensì di un illustre uomo della vicina Aidone, Rosario RANFALDI. Il prof. Vincenzo FIORETTO nel suo volume Le Stelle fulgide di Aidone - Gli uomini illustri di Aidone dalle origini ai tempi moderni, PARUZZO Editore, CALTANISSETTA 2010, a p. 51¹ ci dice che: <<Ranfaldi Rosario, nato ad Aidone nel 1766, fu dottore in legge, in lettere ed in filosofia, scrittore, poeta, storico, numismatico e dotto nelle lingue greca e latina. Scrisse moltissime poesie in greco ed in latino. Egli fu anche sindaco di Aidone dal 1800 al 1823. Dimorò per molto tempo a Palermo, dimostrando di essere anche un valente economista. Egli scrisse sulle coltivazioni in Sicilia ed ottenne la Medaglia d’Oro al concorso del Ginnasio Andegadese. Egli morì nell’anno 1833>>. Questa seppur breve biografia, ci spiega benissimo il perché e il valore di quegli oggetti che accompagnano il suo ritratto il quale, grazie all’iscrizione alla base, vi aggiunge il mese della morte, “Iannuarii” Gennaio. Inoltre, ricercando su internet apprendiamo a pag. 611 dell’Almanacco reale del regno delle Due Sicilie per l’anno  1842, NAPOLI STAMPERIA REALE, e a pag. 573 dell’Almanacco reale per l’anno bisestile 1840, che Rosario RANFALDI fu componente della COMMESSIONE di Antichità e belle arti di Aidone. Tutto questo, però, non ci spiega il perché della presenza di questo quadro a Piazza e l’esposizione (seppur anonima, tanto da far pensare che fosse stato messo lì solo per coprire un grande vuoto) nella sala più importante della Biblioteca. Chi lo ha dipinto e in quale anno? Dove si trovava prima di essere affisso in questa sala? Che relazioni politiche, culturali e sociali intratteneva questo politico, dottore in legge e grande acculturato aidonese con i suoi pari Piazzesi, tali da giustificare la presenza, nonostante tutto in discrete condizioni, del suo enorme ritratto? Può darsi che il Ranfaldi si sia interessato a dare una spiegazione agli oggetti che iniziavano a venire alla luce, nei primi decenni dell’Ottocento, dagli  scavi casuali e non di contrada Casale, sollecitandone l’attività di estrazione e studio, come stava facendo per quella in territorio aidonese in contrada Serra d’Orlando. Forse la sua attività politica di Sindaco si intrecciava con quella della vicina cittadina, quando l’amministrazione di quest’ultima era retta dal Sindaco chiamato Patrizio, quasi sempre del partito aristocratico. Comunque, anche questa volta sono riuscito, seppur in parte, a far “luce” su una personalità illustre di una volta, tramite il suo ritratto da ritenersi non più al “buio ”.     

¹ Nello stesso volume, tra le 33 biografie, si trova quella di Giuseppe Ranfaldi, di cui non è specificata la relazione con Rosario. Lo storico, poeta satirico, letterato, filosofo e medico Giuseppe Andrea Ranfaldi (Aidone 4 febbraio 1821 - 18 giugno 1866) è l’autore dell’importante volume postumo pubblicato dal Comune di Aidone Ricerche storico-critiche sulle cose di Sicilia Antica, vertenti alla illustrazione di una diruta città sicula, Tipografia Adolfo PANSINI, Piazza Armerina 1884, dove descrive anche Morganzio, città eretta da Siculi, che se approfondita lo avrebbe portato alla scoperta di Morgantina
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giovedì 28 dicembre 2017

Visti dagli altri/8


Panorama di Piazza Armerina da Est, anni '50

Il prof. Lorenzo Zaccone originario di Modica (RG), dalla metà degli anni '40 e sino al 1958, insegnò Lettere nel nostro Liceo Classico e alla Scuola Media. Nel 1947 si sposò con una professoressa piazzese, Anna Maria Cerasuolo, per poi trasferirsi a Milano. La loro carriera scolastica la concludono a Siracusa per motivi di salute e, una volta in pensione, si ritirano a Vittoria (RG). Nel 1997 il professore, che si era dedicato alla realizzazione di opere di geografia, pubblica il libro di racconti TRA FILARI DI VITI, Serarcangeli Editore, ROMA 1997, di cui ne dona una copia alla nostra Biblioteca Comunale. Leggendo il libro, mi sono accorto che l'ultimo racconto, AFFRESCHI, è ambientato a Piazza, che lui ha conosciuto molto bene. Ecco come descrive a p. 72 Piazza Armerina: <<Piazza Armerina è una cittadina di provincia tra le più interessanti di Sicilia. Strade strette e a saliscendi, scalinate, miniature di marciapiedi, casette appollaiate l'una sull'altra nel dedalo delle viuzze medievali tra la Castellina e il Monte; chiese millenarie, misticamente povere e disadorne come San Martino, o fastose di affreschi come il Gran Priorato dei Cavalieri del santo Sepolcro, "emblema dello splendore e della decadenza di una delle più importanti prelature della Sicilia"¹; gioielli di arenaria giallo-rosata che si fondono con la possanza della torre del Carmine e la levità del campanile della Cattedrale; archetti gotico-catalani che si aprono a spaziosi corti interne, bifore di palazzetti tardo-rinascimentali, sfarzone balconate barocche. Questa è Piazza Armerina, ma ogni tanto è anche una misera finestrella aggettante, ornata da un vaso di terracotta - che in questa terra si chiama ancora grasta, come nel Trecento - magnificato da esuberanti cespi di basilico e legato agli affissi con fil di ferro, quasi fosse una preziosità da difendere, come nella lamentazione per la sventura di Lisabetta: "Qual esso fu lo mal cristiano che furò la grasta?..."². Anche la parlata, in questa città, ha una sua caratteristica particolare. Qui, di fatti, si parla un idioma gallo-italico, la cui tradizione risale agli albori del secondo millennio, quando gruppi di cittadini delle Marche monferrine vennero in Sicilia, al seguito degli Aleramici, e si stanziarono in alcune località isolane³ ove persiste sino ad oggi un linguaggio e soprattutto una cadenza che si distingue nettamente dal quella del robusto, corposo, sanguigno dialetto siciliano, per una sua vellutata morbidità, specie nella pronuncia delle consonanti doppie e delle sibilanti, dette quasi come una carezza>>.

¹ I. Nigrelli, Piazza Armerina medievale.
² (Decameron - g. IV, 5.)
³ Piazza Armerina, Aidone, Sperlinga, Nicosia, San Fratello...

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martedì 26 dicembre 2017

L'avvocato Alceste Roccella

Ritratto avv. Alceste Roccella (1827-1908), Nicolò Velardita, Municipio Piazza Armerina
                                                         
                                                       L'avv. Alceste ROCCELLA
Nel novembre del 2017, mi è stato possibile consultare parte dell’opera di cui avevo sentito tanto parlare da quando mi occupo della storia della mia Città. Infatti, gli storici contemporanei Litterio Villari e Ignazio Nigrelli hanno citato continuamente nei loro lavori quest’opera scritta nella seconda metà dell’Ottocento e che raccoglie notizie su Piazza relative a quel periodo e ai secoli precedenti, sino al 1902. Si tratta dei tre, di sette volumi, della “Storia di Piazza per Alceste Roccella” che sono stati acquisiti dal Comune nel novembre del 2012. I frontespizi originali dei tre volumi manoscritti sono: Vol. 3 Storia di Piazza Per Alceste Roccella Uomini Illustri; Volume Terzo Chiese conventi ed istituti di Filantropia in Piazza Per Alceste Roccella; Storia di Piazza Famiglie nobili Vol. 5 Per l’Avv. Alceste Roccella. Avendo tra le mani questo prezioso e unico materiale, perdipiù due dei tre volumi trascritti in pdf, ho potuto finalmente redigere le biografie dei due fratelli Roccella, l’avvocato Alceste e il notaio Remigio, ai quali è stata intitolata la Biblioteca Comunale. La biografia dell’avvocato Alceste, non essendo stata da lui stesso compilata e inclusa nella sua opera, l’ho potuta solo accennare, mettendo però un po’ di ordine nelle date anagrafiche. Di Alceste Vincenzo Roccella, secondogenito¹ di Rosario e Vincenza Cammarata², come data di nascita avevamo l’1 luglio 1827 (su un quadro con il suo ritratto in Municipio - nella foto) e solo il 1830 in L. Villari3; per quella di morte il 28 settembre 1908 nel quadro citato, il 1907 nel Villari4. Invece, all’anagrafe la nascita è registrata il 10 luglio 1827, la morte il 28 settembre 1908. Nell'atto di morte l'avvocato risulta "celibe", ma, se non si tratta di un omonimo, nel suo volume in pdf “Storia di Piazza Famiglie Nobili”, alla nota 111 di pag. 121 della famiglia "Ramo di Antonino Trigona, barone Geraci" è scritto <<Placido sposò Maria Natoli e non ebbe figli. Amalia sposò Giuseppe Calefati ed ebbe Michele Calefati Trigona e Concetta impalmò ad Alceste Roccella senza aver prole>>. Alceste, secondogenito dopo Giuseppe (notaio, 1825-1902) e prima di Remigio (notaio, 1829-1916), dopo aver preso parte ai moti antiborbonici del 1848, nel 1860 fu tra i 34 componenti del Comitato Rivoluzionario che guidò i moti per l’Unità d’Italia. Nel 1861 era già un avvocato che difendeva il Comune di Piazza5 e nello stesso anno era consigliere comunale, assessore supplente e componente della Commissione Comunale per la segnalazione al Ministero della presenza di biblioteche, oggetti d’arte e pitture. Consigliere comunale anche nel 1874, fu nominato ispettore onorario dei monumenti e degli scavi, nel 1877 amministratore delle congregazioni di carità dell’Ospedale Chiello e nel 1878 presidente dell'istituendo Asilo infantile sotto la sindacatura del fratello Remigio. Nel 1881 organizzò il primo scavo ufficiale del Casale, sotto la direzione dell’ing. Luigi Pappalardo. Grande cultore della storia di Piazza, il Roccella scrisse e pubblicò: I Templari e gli Spedalieri in Piazza Armerina, P. Arm. 1878 (presente in Biblioteca Comunale); Osservazioni sui ruderi esistenti nella contrada Casale, P. Arm. 1883; Il Gran Priorato di Sant’Andrea ed i monasteri benedettini in Piazza Armerina, P. Arm. 1883; Storia di Piazza Armerina in 7 volumi manoscritti inediti largamente utilizzata dagli studiosi successivi. A conclusione della biografia, purtroppo molto breve per un piazzese così illustre, deduciamo dai suoi manoscritti che smise di scrivere quasi del tutto a 75 anni, nel 1902, sei anni prima di morire. Inoltre, dai certificati sappiamo che nacque quando la sua famiglia era domiciliata nella Strada del Collegio6 e morì al n. 6 di via Arco Geraci, una traversa di via Monte. Nel dicembre del 2000 la Città di Piazza Armerina tramite l'Assessorato ai Beni Culturali gli intitola7, assieme al fratello Remigio, la Biblioteca Comunale sita al piano terra dell'ex Collegio dei Gesuiti. 
¹ Dopo Giuseppe e prima di Remigio.
² Nel volume Uomini Illustri è riportato Camarata (con una "m") 12 volte su 14 e 7 su 9 in quello delle Famiglie Nobili;
³ Storia breve di Piazza Armerina, 1995, p. 83;
4 L. Villari, op. cit.;
5 L. Villari, 1981, p. 514 n. 85;
6 Oggi via Vittorio Emanuele II;
7 Esiste una fotocopia della brochure con l’invito alla Cerimonia di Intitolazione del 15 dicembre 2000.
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venerdì 15 dicembre 2017

La Sicilia della Cerasuolo/2

Dopo la lirica GENTE DI SICILIA, sempre dalla raccolta Il fiore all'occhiello del 1987, eccovi DONNE DI SICILIA (a p. 78), I BIMBI DELLA MIA TERRA (a p. 77) e I VECCHI DELL'ISOLA (a p. 76) della poetessa Anna Maria CERASUOLO ZACCONE (P. Armerina 1917 - Vittoria 2002). Le liriche sanno cogliere in maniera semplice e chiara i tratti essenziali dei Siciliani. 

DONNE DI SICILIA

Languide e vibranti
nascondono
sotto ciglia di gazzella
il fuoco che le divora
e le rende
pavide e ansiose
al pensiero d'un bacio.
Ma non c'è fretta in loro.
Sanno tendere le reti dorate
ai sogni della vita
e pazienti attendere
l'ala che vi batterà contro
furtiva.
Poi non indulgono più ai giochi.
D'amore si può morire.

I VECCHI DELL'ISOLA

I vecchi sono solenni
come patriarchi.
Negli occhi spenti
si specchia la vita
e il cuore si scalda
al calore dei figli
che vigore hanno
di giovani querce.

Siedono taciturni
in placida attesa della morte,
e i ricordi s'alzano al vento
come le spirali di fumo
delle pipe di terracotta.
E guardano...

Volano uccelli nel cielo;
intrecciano speranze
i fervidi fanciulli.

I BIMBI DELLA MIA TERRA

I bimbi della mia terra
hanno gli occhi neri
e splendenti.
Razzolano come uccelli
tra i cortili e le strade
e trafficano,
seri e mocciosi,
coi loro giochi segreti.
La luce grande del sole
non li abbaglia:
essi stessi son luce.

Anna Maria CERASUOLO ZACCONE, 1987
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